Ex voto marinaro CatoneTellaro (SP), 30 giu – “Per Grazia avuta, alli 30 Agosto 1858, nella costa del Castigio il N.le Brike Catone comandato dal capitano Paolo Ascoli: sei furono i salvati tre della barca e tre nuotando. Alessandro Raimondi marinaio salvato”.

Sopra questa frase il mare in tempesta colpisce con la sua cavalleria spumosa il brigantino, che perde la sua battaglia navale. Il cielo è coperto da un drappo pesante di nubi fumose che cancellano il giorno e la notte per segnare solamente l’ora della verità.
Tra i bagliori lividi di lampi, come una lampadina sta acceso il Santo protettore, che opera il miracolo. Ferma le onde e recupera dal limbo chi stava lasciando la vita. Dall’Ade scappano in sei, alla deriva sopra e intorno a una barca, alla zattera della Medusa. Sei più il freddo e la paura, la fame e la sete, passeggeri non paganti. E il ricordo per tutta la vita, una lama che taglia da due lati. La vita-in-morte che il vecchio marinaio di Coleridge conosce bene.

Con questo dipinto Alessandro Raimondi offre riconoscenza per la vita salvata, ex voto suscepto, secondo la promessa fatta. Paga il suo debito con la dea Fortuna. Gli altri cinque miracolati probabilmente avranno consacrato altrettanto. Tempera o olio su carta, con esito grossolano se fatto con le loro mani nodose, più raffinato se opera di pittori – gli artisti dell’ex voto- che spesso predisponevano bozze di tragedie sfiorate a cui attaccare la frase completa di data, luogo, nave e nome del sopravvissuto.
Istantanee di inferni bagnati, opere minori di figliastri di Turner, Friedrich, Morita. Dipinti su carta, tela o legno, oppure incisioni e calchi. O anatomie in terracotta per l’arto salvato, la gamba scampata al pescecane attaccata al muro alla maniera di Antonio Possenti.

Kako MoritaNon è un caso che l’immagine del naufragio del brigantino Catone sia esposto a Tellaro, fino al prossimo 4 luglio, all’Oratorio in Selàa, “sull’Ara”, a picco sul mare ligure. Una delle zone di maggiore diffusione degli ex voto marinari in Italia, quasi tutti risalenti al XIX secolo, appesi alle pareti dei santuari che invocano la Madonna del Rosario a Bonassola, la Vergine Annunciata a Lerici, quella di Montenero a Riomaggiore, la Madonnina Bianca a Portovenere.
Vergini marinare, sotto la veste forse si nasconde una coda di sirena, sopra la veste si inseguono alghe e stelle marine, paguri e occhi di pesce. Mostri marini benevoli, incisi sulle prore, tatuati sulla pelle annerita dei marinai. Santi che emergono dai flutti come San Telmo o scendono dal cielo come Santa Barbara dei fulmini.

I naviganti ripetono gesti antichi e ancestrali, sacrificano ancora Ifigenia, per dominare il grande caos delle onde, per esorcizzare il naufragio. Una metafora originaria e fondante dell’esistenza umana, ci ricorda Dante raccogliendo Ulisse.
L’eterno sforzo di stabilizzare l’eterno movimento, una lotta titanica che non prevede un esito, ma solo un tentativo, una lotta che è felicità oscura. Si entra e si esce dal mare come nella vita, non più uomini ma titani nella lotta con la balena bianca. Ciò vale per il marinaio ‘di mare’ e per quello ‘di terra’, contagiato dall’allegria disperata dei naufraghi ungarettiani. Colui che subito riprende / il viaggio / come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di mare.

Gli ex voto marinari raccontano questo mondo, questo modo non di vivere ma di essere: il navigare. Il modus di quelli che vanno per mare, né vivi né morti, sulla cresta di un’onda che corre sull’equilibrio fra l’opera-viva e l’opera-morta della nave. Temendo più la bonaccia che la tempesta. A un passo dall’abisso. Che il Santo ci mantenga.

Simone Pellico

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