Roma, 16 apr – Nuove ombre su Guernica, il noto quadro di Pablo Picasso, ispirato al pittore dal bombardamento tedesco sull’omonima cittadina basca. Un vero e proprio manifesto politico contro gli orrori della guerra, così come viene in effetti presentato alle scolaresche in visita al “Reina Sofia”, dove la tela è esposta. La verità sul quadro, tuttavia, potrebbe essere un’altra. Secondo uno studioso spagnolo, infatti, Guernica sarebbe in realtà un’autobiografia allegorica della vita di Picasso. Non è la prima volta che si mette in dubbio il significato politico dell’opera. Un’altra versione vorrebbe che l’opera si fosse intitolata in principio En muerte del torero Joselito, in quanto la tela, in origine, proprio di quello avrebbe dovuto parlare: di un torero morto. Picasso avrebbe deciso per il cambio di nome dopo che il governo repubblicano gli commissionò un quadro “dal contenuto politico” in cambio di 300.000 pesetas dell’epoca, per lo più arrivate da Stalin via Komintern.

Ora, tuttavia, emerge un’ulteriore verità. Secondo il cattedratico José Maria Juarranz, autore del saggio Guernica. La obra maestra desconocida, frutto di un lavoro di 14 anni sulla storia del dipinto e sui 42 bozzetti preliminari, la tela sarebbe in realtà una «autobiografia» del pittore. Che, a quanto pare, non voleva parlare dell’umanità straziata dalle bombe in forma allegorica, bensì della propria vita. Per Juarranz, il fondatore del cubismo, nel quadro, si è raffigurato come il toro, l’elemento centrale del dipinto. Il cavallo sarebbe la moglie, Olga Khokhlova, la donna con la lanterna sarebbe la madre, la madonna con il bambino la sua musa e amante, Marie-Thérèse Walter, l’uccello in lacrime Dora Maar, la prima donna della sua vita, il guerriero giacente al suolo Carlos Casagemas, un suo amico, e la spada spezzata sarebbe la sua impotenza.

Insomma, tutto rientrerebbe in un “ritratto di famiglia”, come nel caso de Las meninas di Diego Velasquez e della Famiglia di Carlo IV di Francisco Goya. Juarranz si è spinto sino a parlare di una presunta lontananza dalla politica da parte di Picasso: “Secondo Daniel-Heinrich Kahnweiler, suo gallerista, Picasso era il più apolitico degli uomini”, ha raccontato. Persino il titolo sarebbe quasi casuale. Un amico, in visita al suo atelier, avrebbe visto il quadro e avrebbe esclamato: “Guernica!”. Per il pittore, spiega Juarranz, si sarebbe trattato di un titolo ideale per «dissimulare la sua vita poco edificante». Oltre che per accrescere la sua notorietà grazie a un chiaro quanto strumentale endorsement politico. Per capire quali siano le prove portate dallo storico, che per ora si è limitato a una conferenza stampa che ha fatto molto rumore e ha sconvolto la critica radical chic, bisognerà tuttavia leggere il libro.

Adriano Scianca

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