Heidegger dà un altro dispiacere agli heideggeriani: leggeva anche Evola

heidegger2Roma, 5 gen – “Quando una razza ha perduto il contatto con quello che solo ha e può dare durevolezza — col mondo dell’Essere — allora gli organismi collettivi da essa formati, qualunque sia la loro grandezza e potenza, sprofondano fatalmente nel mondo della casualità”. È stato un ulteriore choc, per la cultura filosofica internazionale, scoprire tale appunto inedito di Martin Heidegger, raccolto sotto la voce “razza”. Lo “scandalo” non deriva tanto dal contenuto della frase, non più “estremista” o “razzista” di altri passaggi heideggeriani, soprattutto quelli scoperti ultimamente nei “Quaderni neri”, quanto dal fatto che si tratta in realtà di una citazione di Rivolta contro il mondo moderno, di Julius Evola.

Martin Heidegger lettore di Evola? A quanto pare sì. Ed è una vera sorpresa, dato che mai il filosofo, in tutti i suoi scritti conosciuti, pubblici o privati, editi o inediti, aveva mai menzionato il pensatore tradizionalista. A fare lo scoop è stato Thomas Vasek, redattore capo della rivista filosofica Hohe Luft, in un articolo intitolato “Un programma di sovvertimento spirituale” e apparso sul supplemento culturale della Frankfurter Allgemeine Zeitung di mercoledì 30 dicembre 2015. In Italia è stato Angelo Bolaffi, ieri, a darne conto su Repubblica.

Sembra, quindi, che Heidegger conoscesse Evola e avesse letto Rivolta. O quanto meno da qualche parte aveva letto questa frase, che egli condivideva in modo talmente forte da trascriverla nei suoi appunti, modificando unicamente la scrittura del termine “essere” (trascritto “Seyn”, con la “y”, secondo gli stilemi arcaicizzanti dell’autore di Essere e Tempo). Sarebbe bello, a questo punto, fare ulteriori ricerche e scoprire quanto Heidegger effettivamente conoscesse di Evola. Ma non lo farà nessuno: secondo la consueta metodologia inquisitoria, il pensiero di questi giganti viene valutato unicamente in termini “processuali”, non filosofici. Non ci si chiede, quindi, la ragione di contaminazioni, incontri, confronti fra scrittori, ma ci si interroga sul gradi di colpevolezza: “L’imputato Heidegger conosceva l’Evola Giulio Cesare Andrea? In che termini era il loro rapporto? Può forse considerarsi la fattispecie di associazione a delinquere di stampo filosofico?”.

È quindi ovvio che per un pensatore indiscutibilmente passato per il evolanazismo, ma comunque ancora centrale nel pensiero universitario europeo, il fatto di aver frequentato un autore che invece dall’accademia è sempre stato snobbato come peccatore ideologico costituisce un aggravante e un’arma in più in mano al pubblico ministero. Tutto fa brodo, quindi, per riaprire l’infinito dossier Heidegger e per ribadire, con sommo scandalo, quello che tutti dovrebbero aver capito da sempre: ovvero che il filosofo di Messkirch non fu, mai, un buon democratico. Fu invece, sempre, un pensatore antiliberale e antidemocratico, sia pur da differenti punti di vista.

Il frammento ritrovato, tuttavia, dice anche altro. E cioè che Evola, a lungo considerato snobisticamente come una sorta di scribacchino di ciclostilati estremisti, è stato in realtà un autore presente nel dibattito culturale della grande cultura europea del Novecento, sia pur in forme più o meno plateali, più o meno ufficiali, più o meno centrali. Quanto al suo rapporto con Heidegger, sappiamo che, viceversa, egli ne commentò apertamente il pensiero, in particolar modo nel capitolo di Cavalcare la tigre dedicato all’esistenzialismo. Non si tratta, in verità, delle pagine più acute di Evola, che tende a dare del filosofo un’immagine datata e sbrigativa. Sfuggono al pensatore tradizionalista varie piste su cui i due si sarebbero potuti incontrare: dalla critica della tecnica alla storia dell’Occidente come oblio dell’Essere.

Oggi sappiamo che, al contrario, in almeno un’occasione Heidegger guardò con maggiore interesse alle opere evoliane. È una traccia che va approfondita. Ma per farlo, bisognerebbe non essere sbirri del pensiero.

Adriano Scianca

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2 Risponde a Heidegger dà un altro dispiacere agli heideggeriani: leggeva anche Evola

  1. Milo 5 gennaio 2016 a 21:51

    Peccato, signor Scianca, che lei non sia venuto alle giornate hedeggeriane a Bologna. Avremmo potuto parlare assai, non solo noi due. Alla prossima occasione!

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  2. flores 6 gennaio 2016 a 10:26

    Chiedo al sig.Milo quando ci sono state le giornate heideggeriane a Bologna. Le sarei grato.

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