il voloRoma, 16 feb – Infierire sui giovani Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble (questi i nomi dei tre componenti del gruppo Il Volo) sarebbe indelicato: in fondo “sono solo canzonette”, come diceva Bennato. E poi chi se ne frega di commentare il vincitore di Sanremo, dividendosi tra pro e contro davanti alla tv con Giletti a fare da officiante al sacro rito della pubblica opinione.

Nella vittoria dei ragazzi de Il Volo, nati al baby show di Rai1 “Ti Lascio una canzone”, c’è tuttavia un dato culturale che trascende il Festival. I tre “tenorini”, tra i primi italiani a firmare un contratto con una major americana, già visti sul palco insieme Barbra Streisand e Placido Domingo e veri e propri vip in America pur essendo sostanzialmente sconosciuti in patria, esprimono infatti la concezione “turistica” dell’Italia che è dominante nel mondo e che sempre più stiamo interiorizzando anche noi stessi.

È l’Italia che piace all’estero, perché fa simpatia e non impegna, la nazione gaudente e sfaticata, dove non si pensa ad altro che a cantare e a mangiare. Gli americani ne vanno pazzi, anche grazie all’immagine cristallizzata e idealizzata che della madrepatria hanno i tanti abitanti delle varie Little-Italy.

Con la loro versione pop e giovanilistica della canzone napoletana e della tradizione classica (ovvero di musica che l’italiano medio non ascolta e non conosce, anche se in America piace pensarci come perennemente intenti in serenate in lingua partenopea), Il Volo rappresenta proprio la continuazione di questa immagine alla “Mangia prega ama” o alla “Il mandolino del capitano Corelli”, con una spruzzata del “Padrino”. Chiamiamola pure l’Huffington’s Italy, se vogliamo.

Quando l’Huffington Post sbarcò in Italia, infatti, la creatrice del sito, Arianna Huffington, se ne uscì con un incredibile  editoriale di presentazione che fece epoca per la grande quantità di luoghi comuni contenuti in così poche righe.

La giornalista rendeva onore a questa terra “dove la gente ti offre sempre qualcosa da mangiare e dove nulla è mai puntuale”, mettendo in evidenza “la cultura vibrante dell’Italia, dalla sua cucina, l’opera, l’arte, fino alle sue tradizioni, la storia antica e le città leggendarie”.

Per finire con un incredibile elogio della “consuetudine degli italiani di staccare la spina per ricaricarsi […] la tradizione italiana del ‘riposo’ – ossia quel momento della giornata, nel pomeriggio, in cui i negozi e gli uffici chiudono – e della ‘passeggiata’, l’usanza di fare due passi la sera, quando le pressioni del giorno lasciano il posto all’aria fresca e al piacere della conversazione”. Il tutto, si immagina, dribblando suore e pizzaioli, mentre da una finestra aperta dove sono stesi i panni si librano le note di ‘O surdato ‘nnammurato. Una nazione di gondolieri e camerieri. Una non-nazione.

Adriano Scianca

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