harlockRoma, 4 gen – Potenti le immagini dell’ultimo film animato di fantascienza filosofica venuto dal Giappone e forte il suo messaggio. Si parla di Harlock. Il capitano nero della nostra fanciullezza, o almeno di chi come chi scrive si affaccia oggi alla soglia dei quaranta anni.

Poiché l’occhio vuole la sua parte cominciamo dagli stilemi del film. Il Capitano porta una splendida divisa nera, fregiata con teste di morto. La sua nave, l’ Arcadia,  ha un arredamento gotico e tratti da Seconda Rivoluzione industriale. Si direbbe progettata in una qualche Germania guglielmina dello spazio intergalattico. Al suo seguito una valchiria, vari uomini d’armi, e un robusto nipponico che si batte con l’ascia bipenne.

L’incrociatore “Arcadia” si muove grazie al motore perpetuo progettato dai “Nibelunghi” e ad alimentarne l’energia è una fanciulla-silfide, appunto conosciuta come l’ultima dei Nibelunghi. Quando il giovane Yama, in verità un infiltrato, si offre al capitano come volontario per compiere la missione più rischiosa alza la mano, poi la tende verse il capitano, che apprezza il gesto di ardimento e gli augura “fortuna e coraggio”.

Il capitano è leader carismatico: “senza di lui noi siamo niente” dicono i suoi seguaci. Ma per i nemici egli è il Nemico Pubblico. Viene individuato come il responsabile della Guerra Mondiale che nel secolo precedente aveva devastato la Terra. “Dobbiamo distruggere questo fantasma di cento anni fa”, dice il burocrate Izra al servizio della potente oligarchia che domina la Terra, un fantasma in divisa nera.

Ma Harlock, che da anni si batte in inferiorità numerica, ha imparato a essere sfuggente e a non farsi incasellare dal nemico. Lo si vede nella battaglia di Saturno. Il nemico pensa di colpirlo a destra, ma lui non c’è. Allora lo attacca a sinistra, ma lui non è neppure a sinistra. E’ in alto e riesce a sfuggire al fatale accerchiamento.

Cerchiamo di capire ora la lotta che contrappone il Capitano nero alla oligarchia che domina la Terra.

Siamo alle soglie dell’anno Tremila e l’umanità è pullulata in 500 miliardi di esseri raminghi per l’universo. Ma  la Terra, è dominata dalla oligarchia denominata Gaia: flaccidi e corpulenti oligarchi occupano in esclusiva il luogo natio: hanno l’aria di banchieri armati o di estremisti neocons, il loro motto è “Ordine e Pace”. Al gioco di Gaia si contrappongono i pirati del Capitano nero: essi sono i proscritti. Sono stati vinti in una guerra mondiale di cento anni prima e sono stati demonizzati dai burocrati di Gaia, che conoscono bene le arti della propaganda di guerra e proiettano ologrammi per nascondere la realtà sotto una coltre di illusioni.

Da Gaia parte il progetto di distruggere la nave del Capitano e viene infiltrato un ragazzo Yama fratello dell’alto burocrate Izra. Sulla nave Yama vede l’ultima dei Nibelunghi, Meeme con la sua figura eterea e scruta incuriosito la Blackmetter, la misteriosa “materia nera” che è fonte della invincibilità-indistruttibilità del Capitano.

Si comprende anche il disegno nichilista di Harlock: piazzare una serie di bombe a vibrazione in punti ben precisi chiamati nodi temporali per far tornare indietro il nastro del tempo e risalire alla originaria purezza dell’universo. Con la bomba Harlock vuol combattere la decadenza e far tornare indietro la storia fino a un epoca d’oro. Disegno nichilista, che alla fin fine si rivela come un “cupio dissolvi”, desiderio di dissoluzione di tutto.

Yama attraversa un conflitto di coscienza. Oscilla tra Gaia e i pirati del Capitano. Ma anche il Capitano ha un ripensamento e cambia idea: abbandona il nichilismo e l’idea di far saltare in aria tutto. Non bisogna tornare indietro per ritrovare la Tradizione primordiale persa nella decadenza, ma cogliere l’opportunità positiva del tempo presente e andare avanti.

Mirando il fiore, piccolo germoglio di vita sorto sulla Terra devastata, Harlock comprende che “ogni istante che si ripete nel tempo è eterno”. Il cambiamento di coscienza è fondamentale: il Capitano nero passa dal nichilismo bombarolo e da un po’ folle tradizionalismo  alla consapevolezza dell’azione positiva nel tempo presente e all’ammonimento morale di guardare avanti.

Nelle ultime scene il giovane Yama prende il posto, le vesti e la facies del Capitano. Perché c’è sempre bisogno di un Capitano.

E c’è sempre bisogno di omaggiare con un triplice inchino i nobili ingegni che vivono in quella terra di libertà che per molti aspetti rimane il Giappone come  Leiji Matsumoto (ideatore storico),  Shinji Aramaki (regista) e Harutoshi Fukui (sceneggiatore) di Harlock.

 

Alfonso Piscitelli

 

(Cfr. http://www.ilprimatonazionale.it/2014/01/02/rotta-verso-il-destino-un-harlock-perfetto-ma-non-troppo)

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