Settima puntata della nostra indagine sul liberalismo
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ordoliberalismo tecnocraziaRoma, 14 mag – La recente vittoria del pupo Macron, e quindi il rinsaldarsi dell’asse franco-tedesco alla guida dell’Europa atlantista, ci presta l’occasione per approfondire la questione non trascurabile della Weltanschauung che anima l’élite economica, mediatica ed accademica tedesca, giusto per capire a cosa aspettarci nei prossimi 5 anni.

Abbiamo visto come in senso generale il liberalismo sia un’ideologia fondata su un’idea emancipativa della libertà, intesa quindi in senso economicistico ed oligarchico. Ebbene, pochi sanno, nello sterile dibattito politico contemporaneo, che esiste una scuola di pensiero propriamente tedesca che ha informato di se la costituzione germanica e di fatto è oramai egemone in Europa attraverso la stesura dei trattati. Parliamo di quell’ordoliberalismo che nasce grazie al fondamentale libro dell’economista Walter Eucken “Die Nationale Oekonomie” la cui prima edizione è del 1939.

Quello che distingue l’ordoliberalismo tedesco dal neoliberalismo anglo-sassone è fondamentalmente il diverso rapporto che le due scuole hanno con il diritto pubblico, in particolare con il diritto costituzionale. Sostanzialmente, l’ordoliberalismo comporta una sorta di regolamentazione ex-ante dei precetti che danno forma al sistema economico. L’economia di mercato liberalcapitalista e i suoi caposaldi sono inseriti in via rafforzata nelle carte costituzionali, talvolta persino con una rigidità che farebbe storcere il naso a qualche liberale vecchio stampo. Questo ordine conforme ai principi della concorrenza perfetta e di un sistema monetarista anti-inflazionistico è stato poi immesso sul piano degli attuali trattati europei secondo la formula dell’economia sociale di mercato con cui in origine si intendeva una scuola economica a sé stante, facente capo a Wilhelm Röpke e alla sua civitas humana, la quale subordina i valori giuridici ed economici del mercato all’etica cristiana, in particolare alla posizione della dottrina sociale cattolica. Il che, ovviamente, non vuol dire essere “anticapitalisti”, ma semplicemente auspicare una qualche forma di assistenzialismo (leggasi: reddito di cittadinanza) per quelli resi poveri dal “mercato”.

La rivincita del pensiero tedesco, da quando la Germania si è riunificata ha segnato anche un definitivo spostamento di potere tra i due stati continentali più importanti nell’ordine europeo. La Francia a partire già da Mitterand ha svoltato decisamente in senso ordoliberale, il che è perfettamente comprensibile. L’ordoliberalismo si caratterizza per essere prima di tutto un metodo di controllo giuridico del sistema socioeconomico, il che rappresenta il malcelato sogno di ogni tecnocrate che si rispetti. Avere il “mercato” con la sua splendida virtù del riequilibrio automatico e dell’ordine spontaneo inserito in un trattato, in una costituzione rappresenta la garanzia perpetua di egemonia oligarchica così come la stiamo sperimentando da decenni proprio in Europa. Per capirsi fuori dall’astrattezza del ragionamento: se si decidono, disposizioni come per esempio un obiettivo di inflazione al 2% per quanto riguarda lo statuto della Bce sulla gestione dell’offerta di moneta l’ordine dell’economia diventa regolato preventivamente, e questo consente ai manovratori di poter…evitare di manovrare, limitandosi al ben noto “pilota automatico”. Nelle altre due maggiori economie europee, ovvero Francia ed Italia, il modello era decisamente diverso (ed in parte in Francia lo è ancora), ed era quello di un forte dirigismo pubblico e di un Governo che agiva ex post con gli strumenti consueti della politica economica.

L’ordine legale pensato dai precetti ordoliberali tende viceversa ad inibire la politica, sostituendola con un controllo preventivo studiato a tavolino per favorire sostanzialmente il mondo della finanza ed il sistema mercantilista tedesco. Se vi sembra talvolta che i tecnocrati europei siano senza cuore, e che agiscano come dei cyborg programmati per eseguire un dato compito, ebbene, non avete un’impressione del tutto errata. L’ordoliberalismo persegue essenzialmente questo obiettivo, istituzionalizzando il mercato come strumento di equilibrio macroeconomico.

Forse Macron ha vinto, ma la Francia ha perduto. Tra le intenzioni esplicite del novello presidente vi è quella di ridurre il rapporto deficit/Pil fino ad arrivare al pareggio di bilancio, un’insensatezza economica dettata dalle esigenze europee (perciò giammai francesi), da raggiungere attraverso un bel pacchetto di riforme che all’Italia vengono chieste da un pezzo, esattamente quell’austerità che ha già massacrato l’Italia. A ben guardare, l’asse franco-tedesco è qualcosa di profondamente asimmetrico, ma in fondo noi Italiani dobbiamo solo “fare le riforme” e tacere.

Matteo Rovatti

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