Integrazione scuola-lavoro, si impara presto ad essere ultimi

Job&Orienta 2013Milano, 19 nov – Meno di uno su dieci. Precisamente 227.886 su un totale di oltre 2.600.000 iscritti alle scuole superiori. E’ lo sconfortante numero di ragazzi che seguono percorsi alternati di scuola e lavoro negli istituti scolastici di secondo grado, secondo i dati elaborati da “Indire” per il ministero dell’Istruzione che saranno presentati dal ministro Maria Chiara Carrozza giovedì al «Job&Orienta 2013» di Verona.

Nell’ultimo anno scolastico gli studenti coinvolti dall’alternanza scuola-lavoro sono in aumento rispetto ai 189mila del 2011/2012. Ma comunque pari all’8,7 per cento tra tutti gli iscritti alle scuole superiori. L’alternanza poi varia da indirizzo a indirizzo: si va da poco più di due liceali su cento, al 6,3 per cento degli studenti degli istituti tecnici fino al 28,3 per cento dei giovani dei professionali. Aumentano, negli anni, anche le scuole superiori che hanno attivato il percorso: l’ultimo anno erano 45 su cento. Quasi 78 mila le strutture che hanno accolto studenti, sei su dieci sono imprese.

«La direzione è giusta, perché l’alternanza è utile, ma non è ancora abbastanza » – commenta Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli – «soprattutto in un sistema scolastico, come quello italiano, dove l’astrazione viene preferita alla praticità». E infatti i problemi arrivano quando si entra nel mondo del lavoro. Aggiunge Gavosto: «Molti direttori del personale si lamentano di avere a che fare con ragazzi disorientati, che non hanno idea di come si sta in un’azienda o di come ci si comporta con capi o colleghi».

Una legge c’è, il DL  n. 77/2005, a definire le norme generali sull’alternanza scuola-lavoro; essa afferma che “gli studenti che abbiano compiuto i 15 anni di età possono chiedere di svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni con l’alternanza di studio e di lavoro, sotto la responsabilità della scuola”. I percorsi di alternanza sono progettati, verificati e valutati sotto la responsabilità della scuola, sulla base di convenzioni con le imprese, con le camere di commercio e industria e artigianato e con gli enti pubblici e privati.

Qualcosa c’è, ma siamo molto lontani dal il «modello tedesco», il sistema che unisce formazione scolastica e apprendistato in azienda con risultati soddisfacenti, se è vero che tra il 50 e il 60 per cento degli studenti poi viene assunto. Per ottenere simili risultati il sistema scolastico va riformato seriamente, con un’azione governativa forte dedicata; le riforme inconcludenti finora viste, prive di progetti a lungo termine, hanno portato al gap con le potenze industriali e tecnologiche europee.

Il lavoro deve essere parte integrante del processo formativo, per avere idee chiare del futuro, capire come muoversi in un’impresa e come si muove un’impresa. Altrimenti si resta dove si è, indietro.


Gaetano Saraniti

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