ISIAORoma, 22 feb – IsIAO è un acronimo che non tutti conoscono. Significa Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. L’IsIAO è stato un ponte fra oriente, occidente, continente africano, che si è andato sfibrando nel corso del tempo, e che adesso rischia di interrompersi.

L’ente giace dal 2012 in liquidazione coatta amministrativa, roso dal taglio ai finanziamenti pubblici e dalle pretese di banche e fornitori. Non sono bastate a rianimarlo le prese di posizione di migliaia di studiosi in tutto il mondo e l’estrema difesa operata dai dipendenti. Le proteste sono solo servite a far cambiare strategia agli oppositori dell’Istituto: dall’eliminazione per via politica stabilita già nel 2008, all’eutanasia amministrativa orchestrata nel 2012. Il buco di bilancio non pare essere frutto dei compensi del personale (si parlava di 32 euro lordi a riunione per i membri del consiglio di amministrazione e di un appannaggio per il presidente di 700 euro lordi al mese) né del loro numero (un organico passato da 32 unità all’atto di nascita dell’ente a 18).

L’accusa mossa dai ministri dell’epoca Frattini e Tremonti era il mancato rispetto dell’obbligo impartito all’Istituto, di adeguare le spese al volume del contributo pubblico assegnato ad esso. Un contributo ridotto di quasi quattro volte nel corso del tempo, che non bastava più a pagare nemmeno i dipendenti e che doveva coprire l’affitto e la pulizia dei locali, la sorveglianza dei beni custoditi, l’assistenza ai componenti delle missioni archeologiche, l’organizzazione di seminari e convegni, i corsi di insegnamento di varie lingue asiatiche e africane nelle sedi dell’Istituto (sia in Italia che all’estero), la produzione e la conservazione di testi scientifici e collane divulgative riguardanti la storia, la cultura, le religioni dei paesi africani e orientali. Al danno si è aggiunta poi la beffa degli interessi da pagare alla banca a causa del ritardo con cui l’Istituto riceveva il contributo dello Stato.

Ora il prezioso contenuto dell’Istituto – fatto di oltre duecentomila volumi, duemilacinquecento testate di periodici, raccolte rare e di pregio con manoscritti, xilografie, antiche edizioni, carte geografiche, raccolte fotografiche – rischia il coma dentro alle stanze del Ministero degli esteri. Un sonno forzato che sa di contrappasso per un ente nato sulla brace dell’azione, delle spedizioni, delle scoperte. Sulle carte geografiche percorse in scala 1:1, e non sulla carta della burocrazia.

Giuseppe-Tucci-in-TibetL’IsIAO è sorto infatti nel 1995 dalla fusione dell’Istituto italo-africano e dal mitico IsMEO, l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. Un altro acronimo e un altro ponte, fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e da Giuseppe Tucci, esploratore e pioniere degli studi di orientalistica in Italia.
L’IsMEO aveva per decreto lo scopo “di promuovere e sviluppare i rapporti culturali fra l’Italia e i Paesi dell’Asia centrale, meridionale ed orientale ed altresì attendere all’esame dei problemi economici”.

Tucci trovò in Gentile un autorevole sostenitore e il personaggio chiave per accedere a Mussolini, che lo finanziò e ne fece il suo ambasciatore in Asia. Se l’IsMEO rappresentava da un lato un coronamento del percorso di Tucci, Accademico d’Italia dal 1929, dall’altro si inseriva pienamente nella politica fascista di apertura, comprensione e penetramento in oriente. “Come già altre volte, in periodo di crisi mortali, la civiltà del mondo fu salvata dalla collaborazione di Roma e dell’oriente”, affermò Mussolini al discorso inaugurale dell’Istituto. Non a caso, grazie a Tucci, Mussolini poté accogliere Gandhi in visita in Italia e incontrare più volte Chandra Bose, leader del nazionalismo indiano anti-britannico.

Giuseppe Tucci percorrerà a piedi migliaia di chilometri in India, in Pakistan, in Iran, in Afghanistan, in Tibet, in Nepal, in paesi all’epoca proibiti agli stranieri, ma in cui lui straniero in fondo non era: “Ho vissuto nei villaggi e nei monasteri, mi sono genuflesso dinanzi a maestri e immagini sacre, ho valicato insieme con i carovanieri monti e traversato deserti, vasti come il mare, ho discusso problemi di religione e filosofia con monaci sapienti”. Da quei viaggi riporterà testimonianze e reliquie che legheranno oriente e occidente in un rapporto di reciproco rispetto. Scoprirà civiltà scomparse riportandole alla vita postuma della conoscenza umana. Le opere di Tucci sono state ristampate in Cina e servite anche per ricostruire migliaia di templi buddisti distrutti dalle guardie rosse.

Tucci e MussoliniNel 1935 l’orientalista italiano sarà in Giappone come uomo chiave per instaurare l’asse bellico. Dopo la guerra verrà messo in purga per il suo pedigree fascista, e così l’IsMEO, di cui aveva assunto la guida dopo l’omicidio di Gentile. Sarà Giulio Andreotti a rimettere in corsa il cavallo di razza, a mandarlo in nuove esplorazioni e rinfocolare l’Istituto. Tucci tornerà con riconoscimenti internazionali e nuovo materiale, fondamentale per lo studio delle religioni, dell’arte, del costume.

Questo e molto altro trasuda dal patrimonio dell’IsIAO, che per essere salvato dall’oblio dovrebbe essere amato, e per essere amato dovrebbe essere conosciuto. Per ricordare storie di rapporti internazionali non basati sulla finanza e sulla merce, ma sul rispetto e sullo spirito. Con le parole di Tucci, rapporti fatti non “di conquiste avventurose e rapaci, ma di un generoso ed illuminato scambio di cultura, confortato da un vivo senso di umana comprensione”. Insomma, storie d’altri tempi.

Simone Pellico

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