Roma, 6 dic – “Viviamo intorno a un mare come rane attorno ad uno stagno”: Socrate non poteva trovare una metafora migliore per descrivere il rapporto che gli antichi abitanti della Grecia avevano verso il Mar Mediterraneo. Il nostro bacino è stato, infatti, il centro di nascita e sviluppo delle maggiori civiltà della Storia, non a caso, definite “mediterranee”.

Il Mediterraneo divenne, fin da subito, la principale via di comunicazione fra i popoli che vi si affacciavano. Ecco che Fenici, Egizi e Greci si sarebbero incontrati e, spesso e volentieri, scontrati tra le onde di quell’immensa distesa di acqua. Arriverà poi il dominio di Roma ad aprire il sipario ad una nuova epoca. Il Mediterraneo diventerà “Mare Nostrum” e, in effetti, l’aquila romana aveva ormai dispiegato le sue ali su tutto il bacino portando la cultura e le tradizioni romane in ogni suo angolo.

“Mare Nostrum” sarà una perifrasi che verrà poi ripresa ancora una volta da Roma, ma circa 2000 anni più tardi, durante il Ventennio. “Mare Nostrum” potrebbe, infatti, essere considerato un progetto espansionistico parallelo al “Lebensraum” tedesco, quel “terreno fertile” nel quale fosse possibile l’instaurazione di un governo talassocratico.

Durante tutto il secondo dopoguerra, la zona mediterranea perde definitivamente il primato economico e culturale fino ad allora mantenuto, ma conteso con l’Oceano Atlantico, in favore di quest’ultimo. Usa e Unione Sovietica sono ora le massime potenze e i piccoli Paesi europei decidono, quindi, di collaborare per fronteggiarle. Nacque così la tanto (allora) bramata Unione Europea che avrebbe dovuto portare solo giovamenti per le micro – economie statali.

Un’Unione, però, che ha causato il collasso, guarda caso, delle economie proprio dei Paesi del sud europeo, dalla Grecia al Portogallo in seguito all’imposizione di ricette neoliberiste. Il mar Mediterraneo, da sempre luogo di incontri di culture diverse, diventa così argomento di scontro sempre più acceso. Di fronte all’evidente fallimento di una politica di accoglienza indiscriminata, che non ha un costo solo economico ma anche umanitario, il governo Letta non esitò a chiamare la prima operazione di soccorso destinato agli immigrati proprio “Mare Nostrum”, diventata poi “Triton”.

Nonostante ciò, il Mediterraneo rimane per tradizione un mare molto legato alla nostra penisola. Fra le tante definizioni, spicca ad esempio quella dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua, che coniò per Siracusa l’epiteto di “Bruxelles del Mediterraneo”. Il nostro mare, meraviglia della natura, ci pone dunque un invito: tornare come Italia ad essere il centro del Mediterraneo. E dunque del mondo.

Tommaso Lunardi

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  1. L’Italia è innanzitutto la necessità di non stigmatizzare i nostri bravi, coraggiosi figli che vanno all’esteto a cercare un lavoro perché qui nessuno glielo dà. Anche il Duce andò a fare il muratore all’estero. Abbiate rispetto per questi ragazzi, voi del Primato. Tantissimi di liro vi leggono.

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