L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo

dante-jpeg-crop_display_0Roma 17 feb- Parlato da circa 60 milioni di persone l’italiano è la quindicesima lingua per numero di parlanti madrelingua e la quarta più studiata al mondo. È stato, recentemente, il sito della Farnesina a dichiararlo: la lingua italiana, nel 2014, è la più studiata dopo l’inglese, il francese e lo spagnolo, con un totale di 687mila studenti (senza contare scuole e corsi privati).

Parlata in tutto il territorio italiano, a San Marino, nello Stato del Vaticano e in alcuni cantoni svizzeri (Ticino e nei Grigioni), la lingua italiana conta piccole aree di italofoni anche in Slovenia e Croazia. Queste ultime due aree risultano essere gli antichi territori italiani come l’Istria e la Dalmazia che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale furono forzatamente annesse agli stati slavi.

Inoltre anche nell’area di Nizza, del Principato di Monaco, nelle ex colonie nel Corno d’Africa e nell’ex protettorato di Rodi è facile incontrare parlanti italiano. Non bisogna poi dimenticare le comunità italiane di emigranti che dalla metà dell’800 si sono stabilite in pianta stabile soprattutto in paesi d’oltreoceano, mantenendo comunque viva la lingua italiana anche attraverso figli e nipoti.

Dunque di famiglia indoeuropea e del gruppo linguistico romanzo, di cui fanno parte tutte le lingue figlie del latino. Latino che ad oggi risulta essere una delle lingue di cui si hanno più antiche testimonianze. Sono migliaia le fonti pervenute in latino che già nel medioevo venivano tradotte nel primo italiano.

L’italiano è perciò figlio di una lingua che ha dato voce alla cultura antica. E’ il figlio prediletto che ha continuato la via della madre. E’ innegabile, difatti, che l’italiano a livello di produzione culturale non abbia rivali. Dante, Boccaccio, Petrarca, Manzoni, Alfieri, Foscolo, D’Annunzio, Leopardi sono solo alcuni degli autori che scrissero in italiano le loro grandissime opere.

Dante e Manzoni in particolare sono ritenuti i padri dell’Italiano, coloro che in epoche diverse hanno dato l’input decisivo a svilupparlo e a diffonderlo in una nazione che nazione non era. Un’Italia che aveva bisogno proprio di una lingua per iniziare il proprio processo unitario e di creazione di un sentimento nazionale.

Non stupisca quindi che l’italiano risulta essere la quarta lingua più studiata al mondo. Appena dietro l’inglese, lo spagnolo ed il francese. Si badi: studiata, non diffusa. L’italiano rimane comunque una lingua difficile, in un certo senso elitaria.

La lingua che ha raccontato l’amore di Renzo e Lucia, il viaggio di Dante all’Inferno insieme al leggendario Virgilio, l’amore per la patria di Foscolo, il pessimismo cosmico di Leopardi. Una lingua in grado di essere tanto dolce da poter raccontare l’amore impossibile per donne angelo, ma altrettanto dura e cruda quando doveva raccontare la vita in miniera di un ragazzo siciliano, che a causa dei suoi capelli viene estraniato dal mondo.

L’italiano, però, non è solo questo. E’ la lingua dell’arte, soprattutto del Rinascimento, di Leonardo da Vinci, di Michelangelo, di Raffaello. E’ la lingua della musica di Pavarotti, della Cavalleria Rusticana di Mascagni, la Tosca di Puccini, la Traviata di Verdi.

L’italiano è quindi una lingua così affascinante, ricca di storia e cultura tanto da riuscire ad emergere nonostante l’incapacità dello Stato italiano nell’affermare l’Italia al centro della vita mondiale. Questo quarto posto, seppur simbolico, deve essere un monito per essere fieri della nostra lingua, della nostra storia. Per riportare l’italianità nell’elitè mondiale.

Federico Rapini

 


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