Antonello_da_Messina_004Roma, 8 dic – Stando alle chiacchiere da bar, l’Italia potrebbe andare avanti solo con il turismo. Sicuramente è un’esagerazione, ma in qualche modo giustificata. L’Italia difatti è il paese con più alta concentrazione di beni culturali. Stando alle ultime statistiche ci sarebberp 3847 musei o collezioni, 240 aree archeologiche e 501 complessi monumentali. Un numero elevato da cui l’Italia potrebbe trarre sicuramente più profitto di ora. Ma se non si vogliono visitare le città più importanti e i relativi musei, il discorso turistico si fa molto complicato.

Tra treni e autobus inesistenti o in ritardo, aperture di poche ore, segnaletica mancante, raggiungere i musei meno inflazionati diventa un remake del cammino di Santiago de Compostela.

Ad esempio se si volesse visitare la “Cripta del Peccato originale” a Matera, non c’è nessun treno o aereo che arrivi in città. Bisogna perciò andare a Bari, prendere un pulman per 66 km e poi andare alla pompa di benzina al km 564 dove dovrete aspettare che il numero della comitiva sia consistente perché vi accompagnino al sito.

Rimanendo al sud, chi non ha mai sentito parlare dei Bronzi di Riace? Tutti. Ma raggiungere il Museo archeologico di Reggio Calabria non è ugualmente per tutti. Gli aerei per Reggio Calabria sono pochi e i treni ad alta velocità sono solo 4 al giorno. Senza scomodare gli abitanti delle altre capitali europee, qualsiasi italiano del nord, con un treno regionale impiegherebbe circa 20 ore per raggiungere Reggio. Il tutto per soli 20 minuti di osservazione, in quanto non è consentito stare oltre nella sala. Sempre al Sud, ma in Sicilia, una visita la meriterebbe Scicli, vicino Ragusa. Il paesino, patrimonio Unesco, è una importante località barocca. Raggiungibile da Palermo, in treno, comodamente in 11 ore. Si parte alle 8 di mattina e si arriva alle 19.

Ma non solo al sud succedono queste cose. Bisogna pertanto sfatare questo mito. Piacenza, operosa città dell’Emilia Romagna, ha la fortuna di ospitare nel Collegio Alberoni il bellissimo “Ecce Homo” di Antonello da Messina, che attirerebbe da solo migliaia di turisti. Peccato che il museo sia chiuso a Luglio, Agosto e Settembre e per i restanti 9 mesi sia aperto solo la domenica dalle 15:30 alle 18.

La Toscana è comunque la regina di questi sprechi. Il solo nome di Raffaello Sanzio fa venire brividi di piacere agli appassionati d’arte. Per di più se si parla del capolavoro “Il miracolo degli impiccati” un’opera giovanile che oggi si trova a Pisa nel Palazzo Reale. Chiuso martedì, domenica e festivi, il museo è aperto dalle 9 alle 14 e di media ha solo 2 visitatori al giorno. Chapeau.

Ma anche Livorno, acerrima nemica di Pisa, non poteva essere da meno. La città labronica è l’unica a non “sfruttare” il nome di Amedeo Modigliani, che qui vi è nato. E’ possibile visitare la sua casa dove c’è solo qualche manoscritto e opere di colleghi minori. Lucca, invece, possiede opere di Donatello ma è collegata con il resto del mondo solo da treni regionali che terminano le corse alle 22. Anche l’apertura dei musei, come Villa Guinigi, non aiuta ad aumentare la media dei 9 turisti al giorno: 2 giorni alla settimana di chiusura così come durante le feste.

Nelle Marche, infine, a Fano è presente la tomba di Pandolfo III Malatesta, opera di Leon Battista Alberti, la cui facciata di Santa Maria Novella a Firenze attrae milioni di turisti. A Fano invece l’opera dell’Alberti è chiusa dentro l’ex chiesa di San Francesco, chiusa al pubblico perchè il soffitto è pericolante.

Insomma un patrimonio artistico che ci viene invidiato da tutto il mondo, che non basterebbe una vita per visitare tutto. Ma che né il ministro Franceschini né i Beni Culturali sembrano intenzionati a valorizzare e a rendere più fruibili. A meno che non si consideri le giornate free entry una tantum…

Federico Rapini

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