tolkien kullervoRoma, 16 ago – Arriverà un momento in cui, per cavalcare ancora la Tolkien Renaissance prodotta dalle pellicole di Peter Jackson, le case editrici finiranno per pubblicare anche i temi delle elementari del grande scrittore. E poi magari i suoi biglietti di auguri per Natale, la sua lista della spesa, gli scarabocchi disegnati durante le telefonate lunghe e un po’ noiose… Sì, un giorno arriverà quel momento, ma per ora siamo ancora nella fase in cui continuano a spuntar fuori inediti tolkieniani di tutto rispetto, ritrovati negli archivi del papà di Frodo, Bilbo e Gandalf.

È il caso di “The Story of Kullervo”, il racconto inedito che sarà nelle librerie britanniche dal 27 agosto, pubblicato da HarperCollins, e in America dal 27 ottobre. Sarà completato da note e saggi supplementari. Si tratta di un manoscritto rimasto nascosto per 101 anni, dal 1914 al 2015, e, come quasi sempre in Tolkien, si tratta di uno scritto di fantasia ispirato a saghe e leggende ancestrali. Stavolta lo scrittore è andato a pescare in Finlandia e precisamente dal Kalevala, il poema epico redatto a metà dell’Ottocento dal filologo finlandese Elias Lönnrot, basato a sua volta su canti e racconti popolari della Finlandia. “Kalevala” significa letteralmente “Terra di Kaleva”, ossia la Finlandia: Kaleva è infatti il nome del mitico progenitore e patriarca della stirpe finnica. Kullervo è appunto uno dei protagonisti della saga, dalla sorte peraltro decisamente tragica, almeno nel poema nazionale finlandese: l’uomo è infatti il figlio di Kalervo, ucciso insieme a tutta la sua gente dal fratello Untamo. Kullervo sarà l’unico superstite della carneficina, ma verrà allevato in schiavitù fino a che i soprusi subiti e la voglia di vendetta non scateneranno la sua forza e le sue abilità magiche.

Una trama che ricorda vagamente la storia di Conan il Barbaro e che deve aver impressionato molto Tolkien. «Sono stato immensamente attratto da qualcosa in Kalevala, ma non ho mai imparato il finlandese abbastanza bene per fare qualcosa di più che arrancare un po’ attraverso l’originale, come uno scolaretto con Ovidio», scriverà nel 1955 al critico e poeta W.H. Auden. Il risultato di questa rielaborazione sarà appunto “The Story of Kullervo”, manoscritto conservato alla Bodleian Library di Oxford e risalente ai tempi in cui il futuro scrittore, 23enne, era studente nel prestigioso ateneo. Si pensa che sia di fatto il suo primo lavoro in prosa. «L’origine del mio tentativo di scrivere leggende da me create per mettere alla prova le mie lingue private fu il tragico racconto dello sventurato Kullervo nella finlandese Kalevala. Rimane una materia importante nelle leggende della Prima Era (che spero di pubblicare come Il Silmarillion)», scriverà in una lettera l’autore del signore degli Anelli. È, tuttavia, un lavoro lasciato di fatto incompleto da Tolkien, dato che metà del testo ci è arrivato come bozza.

Per gli specialisti, a dir la verità, non si tratta neanche di un inedito in senso stretto: nel 2010 Verlyn Flieger ha inserito “The Story of Kullervo” nel saggio Tolkien Studies: Volume 7. Ma si trattava di una chicca per addetti ai lavori. Dal 27 agosto, invece, anche i lettori e i semplici appassionati potranno leggere le avventure di «Kullervo the hapless», Kullervo lo sventurato, come lo chiamava Tolkien. La storia, condita anche di un momento edipico, con la seduzione e l’uccisione della sorella da parte dell’eroe finlandese, sembra in effetti particolarmente cruda per la poetica tolkieniana a cui siamo abituati.

HarperCollins ha detto di Kullervo che si tratta «forse del più oscuro e tragico di tutti i personaggi di JRR Tolkien, oltre a essere un chiaro antenato di Túrin Turambar, eroe tragico e incestuoso del Silmarillion». Non siamo ancora nella Terra di Mezzo e, più in generale, nell’universo in cui si muoveranno gli eroi dei suoi romanzi più famosi, ma in questo testo si fanno, per così dire, le prove generali per quel mondo, quelle gesta e quegli eroi. John Garth, nel suo “Tolkien and the Great War”, ha suggerito che «anche la morte dei genitori di Kullervo potrebbe aver toccato una corda» nell’animo del giovane Tolkien. Il riferimento è alla morte di entrambi i genitori dello scrittore (il padre era deceduto il 15 febbraio 1896 a causa delle febbri reumatiche che gli avevano impedito di seguire la famiglia dal Sudafrica all’Inghilterra, la madre morirà nel 1904). Un Tolkien curiosamente tragico e introspettivo, quindi.

L’ultimo inedito dello scrittore era uscito nel 2007, ed era “I figli di Hurin”, più legato, tuttavia, all’universo tradizionale tolkieniano. La storia era già stata pubblicata in varie forme a pezzi ne Il Silmarillion, nei Racconti incompiuti e in The History of Middle-earth. Stavolta si tratta di un tuffo in un mondo nuovo, che tuttavia è anche antico, o forse semplicemente perenne: il mondo dell’uomo e delle sue tragedie, del destino e della potenza del mito.

(articolo uscito su Libero del 14 agosto 2015)

Adriano Scianca

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