Legio patria nostra. Parla un veterano italiano

legioMarsiglia, 9 gen – “La Legione straniera? C’è poca libertà e tanta disciplina, la vita è dura, ma quando esci non sopporti più la chiacchiera sterile, le scuse, i giri di parole, la mancanza di umiltà”. Parola di un veterano italiano che ha indossato il Képi blanc – lo chiameremo Fabio, ma è un nome di fantasia, perché il nostro interlocutore ci ha chiesto di rimanere anonimo – e che ha accettato di raccontare al Primato Nazionale cosa significhi appartenere ad uno dei corpi d’elité più famosi e prestigiosi del mondo.

Ciao Fabio, grazie per aver accettato di raccontarci la tua storia. Come prima domanda vorrei chiederti cosa ti ha spinto ad arruolarti nella Legione.

E’ una bella domanda, a cui non so rispondere nemmeno io. Secondo me era destino. Io vedo nella mia generazione un malessere diffuso, che ha tante radici. E’ difficile diventare uomini nella società’ in cui viviamo, al massimo diventiamo consumatori di un altro livello, ma i valori che non hanno prezzo si sono persi, quelli a volte sconvenienti: la sincerità, l’amicizia, l’onore sono passati in secondo piano. Cercano di allevare ragazzini impauriti e frustrati che lavorano e consumano, troppo smidollati per fare paura al vero potere, si drogano per soddisfare la sanissima voglia di avventura e di emozioni. Generalizzo eh, ma in generale mi sembra questa l’aria che tira, ed io ne ero succube. Queste sono riflessioni che ho maturato dopo, al tempo sentivo solo un profondo senso di inadeguatezza. Questo è uno dei motivi per cui sono partito. L’altro è lo stesso motivo per cui ho poi disertato, ed è la sete di avventura. Avevo una gran voglia d’avventura, che ho ancora adesso, che cercavo di reprimere ripetendo a me stesso di finire gli studi, di fare questo, di fare quest’altro, finché ho preso e sono partito. Probabilmente fossi andato in Erasmus o qualcosa del genere non sarei partito perché avrei trovato un modo per soddisfare questo mio bisogno.

Parlaci un po’ dell’addestramento e del primo impatto…

L’addestramento iniziale la si chiama “instruction”. In legione dura 4 mesi, in cui non si ha diritto ad uscire né a telefonare e serve a far dimenticare alle reclute, gli “engagés volontaires”, la vita civile. Il primo mese si sta nella firm, una specie di fattoria in mezzo ai boschi e ai campi nel sud-ovest della Francia. Lì l’obbiettivo è scremare la sezione, ti rompono i coglioni tutto il tempo, dormi poco, mangi poco e fai tanta attività fisica. A fine mese c’è la famosa marche “Képi blanc” che può essere dai 50 ai 90 km di marcia in due giorni. Finito il primo mese dopo la marcia (se terminata) si riceve il famoso Képi blanc con una cerimonia in cui tutti si reggono in piedi a malapena a causa delle vesciche. I restanti 3 mesi sono sempre volti a rompere i coglioni il più possibile, però può capitare che sia concesso qualche minuto di telefonata per avvisare la famiglia, o qualche piccolissima concessione tipo una birra al bar del reggimento, verso la fine. Tutto questo si svolge nel famoso 4RE, il reggimento di istruzione. Personalmente ho trovato l’addestramento molto duro, perché non avevo nessuna esperienza militare e perché sono finito in una sezione tosta. In molti sono partiti o sono rimasti infortunati. Finita l’istruzione si viene assegnati ad un reggimento, in una “compagnie combat” cioè una compagnia operazionale. Lì spesso è più duro dell’istruzione, si arriva come giovani legionari e in sezione non aspettano altro, a volte può essere davvero dura, però col tempo nuovi legionari arrivano e prendono il tuo posto, col passare dei mesi si prende il grado di 1er classe e pian piano si diventa ”ancien”, anziani. Comunque può passare ancora anche un mese prima di avere il primo week end libero quando si arriva in reggimento. Ricordo un caporale austriaco che mi disse che nel REP (Regiment Entranger Parachutiste), poco dopo aver finito il brevetto paracadutisti, la sua sezione fu inviata in operazione e rivide la vita civile solo dopo un anno e mezzo.

Quali sono al momento i gruppi etnici più diffusi nella Legione e perché secondo te?

In Legione ci sono 124 nazionalità diverse che convivono. Ho avuto l’onore di conoscere l’unico islandese presente prima che disertasse. Le comunità più grosse sono quella rumena, quella polacca, quella delle ex provincie sovietiche, quella brasiliana e quella malgascia. I legionari le chiamano ironicamente ”mafià” con l’accento sulla a. Quando si parla la stessa lingua ci si aiuta, si lega più in fretta e si ha un gruppo di riferimento. I ragazzi che vengono dalle ex provincie sovietiche sono soprattutto ex militari, come anche i brasiliani. Questi ultimi è da poco che sono così numerosi. Per i malgasci credo che sia quasi una questione di famiglia, sono una comunità molto unita in cui molti sono imparentati tra loro. I cinesi vengono per i documenti francesi, spesso sono ragazzi di famiglie che hanno soldi e con la nazionalità francese avrebbero più facilità ad investirli in Francia, un po’ per questo un po’ per la lingua i cinesi finiscono tutti in cucina. Il razzismo esiste ma direi che si mantiene a livelli accettabili, vivere 24 ore su 24 con persone di culture diversissime tra loro apre anche le menti più chiuse. Rimangono battute e stereotipi tutti interni alla Legione che sono spesso divertentissimi e aiutano a prendere la cosa poco sul serio. Per me questo miscuglio di razze è bellissimo ed è la vera ricchezza della legione, ognuno porta un po’ di sè. In reggimento la sera spesso basta cambiare stanza per cambiare continente, i latini, gli africani, gli est europei ecc. Questa ricchezza si riflette nella lingua che si parla, il francese, però mischiato con parole, costrutti, accenti da tutto il mondo. In Francia era uscita la notizia, a seguito mi pare di una rissa con degli arabi, che i legionari fossero razzisti. Mi fa parecchio specie questa cosa. Chiaro che del razzismo un po’ c’è, ma niente di grave, vorrei vedere i giornalisti a vivere in mezzo a 124 nazionalità differenti, giorno e notte, in cui si è tutti trattati allo stesso modo, forse aprirebbe a loro la mente.

Sei mai stato in condizioni operative o coinvolto in scontri a fuoco?

Personalmente sono stato in alcune operazioni sul campo, ma non sono mai stato coinvolto in uno scontro a fuoco. E’ raro avere scontri a fuoco, succede solo in Afghanistan e adesso in Mali, più raramente da altre parti.

Cosa significa per un legionario “camaraderie”?

Camaraderie. Termine usato dai legionari più in senso ironico che altro: ”E così ti è arrivato lo stipendio? Allora non lo paghi un giro?legione-straniera Dov’è la camaraderie?”. In Legione si prendono poco sul serio le parole e più sul serio i fatti, esattamente il contrario di quello che mi viene propinato giorno per giorno in Italia. In Legione ci si dà una mano a vicenda, sempre. Questa è la Camaraderie. Non si tradisce, questa è la Camaraderie, piuttosto ci si fa punire insieme. In teoria cercano di inculcartelo bene in testa già dall’instruction, dove per l’errore del singolo pagano tutti. Il problema è che se manca coesione poi si finisce uno contro l’altro. Andare a puttane tutti insieme di nascosto, questa è la Camaraderie. Si passa moltissimo tempo insieme, si fa strada insieme, si arriva lì dando un taglio al passato insieme, la consapevolezza profonda di condividere queste cose è la Camaraderie, almeno per me.


Cosa significa essere un “bon mec”?

“Bon mec” possiamo tradurlo con l’espressione inglese good bloke. Viene usato per indicare i tipi a posto, quelli di cui ti puoi fidare, con cui è un piacere lavorare insieme e che contribuiscono a creare un ”bon ambiance”. Un bon mec è prima di tutto qualcuno di cui ti puoi fidare, anche se non lo conosci, anche se ha un grado più alto sai che sarà sempre corretto e onesto. Un bon mec è qualcuno che ti dà sempre una mano, anche se magari si prende un rischio. Un bon mec non sempre è un buon militare, anzi. A volte i bon mec sono proprio i “bananien” cioè quelli che fanno le cazzate e se ne fregano della carriera, che se c’è una rissa non si tirano indietro, che non tradiscono gli amici, che non leccano il culo a nessuno e rimangono 1er classe a vita e sono continuamente in “tale”, cioè la prigione. Spesso sono coloro che hanno dato a fondo e sempre l’han presa nel culo, e conoscono bene la sofferenza, l’ingiustizia, e quanto più marciume ci sia più si sale di grado, sono disillusi e se ne fregano delle belle parole, degli sketch, dei teatrini, ma che son pronti a tenderti una mano quando sguazzi nella merda.

Gli ex legionari di solito che tipo di vita conducono?

Ognuno arriva con un passato diverso, e se ne va verso un futuro diverso. Il futuro dipende da mille cose. C’è chi esce e si compra casa, c’è chi esce con solo l’ultimo stipendio da parte. C’è chi conosce già un mestiere, c’è chi non sa fare altro che il militare, c’è chi è giovane, c’è chi lo è un po’ meno. Una cosa va detta, in Legione cercano di farti prolungare il contratto per farti rimanere. Vuoi partire in missione? Firma qui un altro anno. Vuoi partire in “sejour”? Firma qui altri due anni. E così via. In questo modo ci si abitua sempre di più alla vita militare e si diventa dei disadattati per la vita civile. Molti escono e non trovano un granché, sapevo di ex legionari che lavoravano a Parigi come buttafuori, in nero, condividendo un monolocale in cinque. Altri tornano al loro paese e vivono di rendita con i soldi messi da parte. Altri si sposano prendono un mutuo e mettono su famiglia. Altri tornano in Legione sperando di poter firmare ancora qualche anno, senza prospettive. Potrei riassumere il tutto con una frase che li si dice molto: ”a chaque un sa vie”, a ciascuno la sua vita.

La Legione é uno dei modi in cui vivere oggi un’avventura secondo te?

Assolutamente si, ma non è l’unica. L’avventura è dietro l’angolo e per approfittarne basta una decisione: ”mollo tutto e parto”. La Legione è una bella avventura, ma bisogna tenere in conto che è un esercito, il che comporta fare la vita militare, con disciplina e pochissima libertà. Per qualcuno potrebbe essere un’avventura, per qualcun altro potrebbe risultare solo un inferno. Inoltre dopo un po’ che si è dentro ci si abitua, tutto diventa un po’ una routine e si perde la magia dell’avventura. In Francia possono passare anche anni prima di andare in missione o oltremare, tempo in cui si vive la disciplina e si fanno sempre gli stessi addestramenti. E quando si parte il lavoro è lavoro, quando si è in operazione non si ha il tempo per riflettere e vedere il lato romantico della cosa, e raramente si ha un attimo di respiro, si è molto concentrati su quello che si sta facendo. Magari possono passare mesi prima di avere anche solo un giorno libero. A leggerlo sembra poco, ma vi posso assicurare che dopo un mese o più di giungla ne avete i coglioni pieni di alberi, marce, insetti e razioni, avete solo voglia di dormire, mangiare e scopare qualche puttana, e invece appena tornati, a sorpresa vi portano in elicottero chissà dove per chissà quanto tempo senza neanche lasciarvi il tempo di lavare i vestiti. Personalmente consiglio di tenere bene in conto queste cose in modo da ricordarsi che il lato romantico c’è fino ad un certo punto ma la vita militare è dura e non fa per tutti. L’avventura è dietro l’angolo, a volte ci vuole qualcosa che rompa i nostri equilibri per farci lasciare tutto e partire. Non importa dove, io ho abbandonato la Legione (ci tengo a dirlo, ho disertato) per gli stessi motivi per cui mi sono arruolato e cioè proprio la sete di nuovo, di avventura. Sentivo il mondo chiamarmi da dietro le cancellate, chiamarmi all’avventura, a gettarmi di nuovo in questo mondo così brulicante di possibilità’, di nuove persone da conoscere, di nuovi posti da vedere. Quel richiamo ad un certo punto è diventato assordante e una volta assaporata, quella sensazione adrenalinica che da la libertà diventa una droga. Il mondo è grande e l’avventura è lì davanti a tutti, basta prendere le proprie cose e partire, non importa dove. Partite in Messico con un biglietto di sola andata e qualche centinaio di euro tasca, andate a Londra coi soldi della stagione e l’indirizzo dell’amico dell’amica dell’amico da cui passare le prime notti, partite con il volontariato per l’Africa, girate il mondo. Vi auguro di conoscere la fame, il freddo, la solitudine, la povertà. E ricordatevi di un proverbio siciliano: chi ha salute e libertà è ricco e non lo sa.

Cosa ti ha insegnato la Legione?

La Legione mi ha insegnato tantissime cose. Ne sono uscito profondamente cambiato. Profondamente è il termine giusto, perché è proprio lì che ti cambia, da fuori puoi apparire simile a prima, perché ciò che hai imparato li ha pochi riscontri fuori e te lo tieni dentro, cerchi adattare chi sei ora con gli ”abiti civili” del tuo vecchio te stesso, senza esserlo più. E’ la vita militare in generale che fa questo effetto e ci vuole tempo prima di riabituarsi. In Legione in particolare dove c’è poca libertà e tanta disciplina, dove ti ritrovi in taule (la prigione) senza nemmeno accorgertene, dove devi pesare ogni parola che dici e ogni persona con cui parli, dove si è sempre sotto stress, le dosi sono abbastanza forti. Una volta fuori nella vita civile, soprattutto se rientrati in Italia, ci si deve riabituare alla chiacchiera sterile, le scuse inutili, i giri di parole, le leccate di culo, le recite varie, le mancanze di rispetto, la mancanza di umiltà. Tutte cose che la Legione mi ha insegnato a schifare e rifiutare, a cui invece sono sottoposto quotidianamente. Il peggio è rendersi conto di come è vero che la vita militare faccia il lavaggio del cervello, ma mi verrebbe da dire che nella vita civile il lavaggio del cervello è quasi peggio. Per esempio come mi giro vedo chi mi è intorno con la faccia dentro l’iphone, ovunque. Persone allo stesso tavolo che o non si parlano o si parlano senza guardarsi negli occhi, è una cosa che mi sconvolge. Vi consiglio di guardarvi intorno, sembra un film di fantascienza. Tra i miei coetanei vedo pochissima umiltà, tantissimi saputelli, poca obiettività, tante chiacchiere. Dal punto di vista fisico, sebbene cerchi di mantenermi in forma il più possibile, mi manca lo spingere oltre il limite, ma cerco di conservare quell’energia mentale. La Legione mi ha insegnato molte cose che conservo dentro di me, e anche moltissimi ricordi, belli e brutti. Ho imparato la pazienza, il silenzio, che poche parole son meglio di molte chiacchiere, ho imparato a non fare domande ma ad osservare molto bene, a dire sempre la verità, ho imparato ad ascoltare e soppesare, a non giudicare. Ho incontrato persone da tutto il mondo, ognuno con la sua storia: dalla Mongolia al Chile, dalla Svezia al Sud Africa, con cui ho patito la fame, il freddo che non dà tregua, il caldo soffocante della giungla, la frustrazione, l’umiliazione. Ho conosciuto la bellezza del condividere il poco che si ha quando non si ha niente, cosa significa soffrire insieme, l’umanità che viene fuori nelle difficoltà. L’importanza del non uscire di testa e del mantenersi umani, sempre. Ho imparato quanto è importante la liberta’, e quanto sia facile afferrarla, basta una decisione.

Valentino Tocci

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12 Risponde a Legio patria nostra. Parla un veterano italiano

  1. Pingback: Intervista ad un italiano ex-membro della Legione Straniera

  2. Jonny 22 luglio 2015 a 16:33

    Bellissimo articolo, del quale mi sono innamorato. Condivido con l’intervistato lo schifo e la lassezza sopratutto nei giovani di oggi. Purtroppo è vero, tutti appiccicati agli smartphones, tutti eroi perchè fanno le facce idiote su facebook, tutti bravi e buoni perchè la guerra è brutta e cattiva…..ma questi di guerra che ne sanno? Appena gli spegni facebook piangono come bimbe….appena gli chiudi la palestrina vanno in depressione..di esempi ne avrei centinaia ma tutti portano ad una parola : SMIDOLLATI.
    Ovviamente poi c’è chi si salva….ma anche io sono daccordo, se siete un pochetto più svegli di quel branco di caproni affemminati con i jeans stretti e il risvoltone da acqua in casa…prendete e andatevi a gustare la vostra libertà!

    Rispondi
  3. Dominic 14 agosto 2015 a 3:40

    Legio Patria Nostra

    Rispondi
  4. Anonimo 17 settembre 2015 a 18:28

    Da ex legionario apprezzo l’articolo e la sua profondita’. Legio Patria Nostra.

    Rispondi
  5. Omar Ruggero Pisanello 17 settembre 2015 a 18:31

    Da ex legionario apprezzo l’articolo e la sua profondita’. Omar Ruggero Pisanello. Legio Patria Nostra.

    Rispondi
  6. Omar Pisanello 17 settembre 2015 a 18:55

    Da ex-legionario apprezzo l’articolo e la sua profondita’. Omar Pisanello. Legio Patria Nostra.

    Rispondi
  7. Omar Ruggero Pisanello 2 ottobre 2015 a 2:28

    Mi e’ stato chiesto da piu’ persone (compresi giornalisti) se io sono il Fabio dell’anonimato.Non servono risposte.L’anonimato e’ anonimato! Chiusa qua la questione Legione. Poi per quanto riguarda la mia appartenenza al 9 Col Moschin (sempre rivolto ai curiosi di cui sopra),anche qui preciso:ho conosciuto un caro incursore che ora non c’è più essendo stato un ufficiale dell’ Esercito Italiano.Punto e fine. Chiusa la questione. N.H. Ten.Pisanello Dott.Omar Ruggero

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  8. Marco papa 7 ottobre 2015 a 22:06

    Chiarezza e luciditá di analisi, di Fabio, che non é importante chi sia, chiariscone il fatto che un obbiettivo nella vita lo si conquista solo con disciplina e fratellanza, che questo poi non venga insegnato nella vita civile é grave, un peccato, é come rendere la vita sociale priva di senso, dunque i phon ecc. . Penso che chi ha avuto la forza di fare una scelta ,dovrebbe anche nel ritorno alla comunita ” civile” passare un tempo dedicato ai giovani , nelle scuole, punto principale di formazione dei giovani, portare le proprie esperienze potrebbe cambiare la viata a tanti, giovani oggi governatori domani. Papa
    Legio Patria Nostra

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  9. massimo 16 febbraio 2016 a 16:08

    che tipo di intervista è? fatta poi ha uno che ha disertato,che parla di cose che non sa,il classico predica bene e razzola male!
    chi diserta non ha diritto di parlare di coraggio,onore,unita’.
    proprio perchè ha disertato,un disertore è colui che scappa di fronte a parole da lui stesso pronunciate,chi diserta è solo un codardo,perchè abbandona i suoi camerati,le persone che hanno bisogno di lui!ma siamo in italia,quindi non mi sorprendo dell’intervista e dell’intervistato!
    3/93 185° el alamein

    Rispondi
  10. Mauro Malaguti 17 febbraio 2016 a 17:52

    Ho letto il libro di Danilo che mi è piaciuto molto e che consiglio a tanti giovani che oggi non hanno più valori di riferimento, si sentono allo sbando e, magari, vorrebbero anche farla finita con tutto. Io quando dovevo fare il militare feci domanda nei Paracadutisti, nei Carabinieri e nella Polizia. Alla fine mi presero nel Reparto Celere di Padova nell’anno che liberarono il generale Dozer. Certo non è l’esperienza di Danilo ma conservo un bel ricordo di quell’anno e a volte ho rimpianto di non aver fatto carriera nella Polizia, oggi con quello che succede ne sono contento perché probabilmente avrei avuto delle grane. Un tempo, nella maggior parte dei casi, come deterrente negli interventi bastava la divisa, perchè era rispettata, oggi le divise non le rispettano più né i delinquenti né i civili. Per questo condivido pienamente quanto Danilo ha scritto sul nostro paese e sul 68, identiche cose che anche io ho detto in miei interventi politici. In futuro, grazie al libro, sicuramente il giorno di Camerone andrò a visitare una caserma della Legione, dove vi sono stati uomini che hanno vissuto con onore una esperienza che, forse, arei potuto tentare anche io.

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  11. Pisanello Ruggero 22 febbraio 2016 a 3:21

    Concordo appieno con Massimo di cui sopra. Il motto della Legione è Onore e Fedeltà. Binomio che non esiste nella intervista rilasciata. Un pensiero va al Comandante Generale Christian Piquemal. Onori Comandante!!! N.H.Pisanello Dott.Ruggero .

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  12. GIORGIO 6 marzo 2016 a 9:11

    confermo il mio appoggio piu totale a Mauro e a Danilo di cui ho letto il libro in poche ore certe volte mi vergogno anchio di essere Italiano sto insegnando ai miei figli cosa vuol dire rispetto e di essere soprattutto Chiari e Onesti con se stessi e con la societa che ti circonda ma e molto dura ma io non mollo.DA ITALIANO DICO GRAZIE A DANILO PER QUELLO CHE AI FATTO VEDERE AI LEGIONARI DI TUTTO IL MONDO DI CHE PASTA SIAMO FATTI AI DISERTORI DICO SOLO UNA COSA VERGOGNATEVI .

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