3535747Roma, 12 giu -Nel quartiere costiero di Belem, periferia occidentale di Lisbona, sorge l’imponente Padrão dos Descobrimentos o Monumento alle Scoperte. Costruito in pietra bianca, è stato concepito nel 1940 dal regime di Salazar ma è stato terminato nel 1960. Si tratta di una potente celebrazione delle navi e degli uomini che partirono alla scoperta del continente americano nei secoli XV e XVI ed è incastonata nello splendido contesto culturale e architettonico di uno dei quartieri più affascinanti e significativi della capitale portoghese.

Fuori dal caos cittadino fatto di tram e vie strette e tortuose, Belem è una zona aperta, una distesa affacciata sul mare e verso l’orizzonte lontano dell’Oceano Atlantico. Qui si trova il parco omonimo ma anche il meraviglioso Monastero dei Geronimiti, che accoglie all’interno, tra gli altri, le spoglie mortali di Vasco de Gama e Fernando Pessoa. Una struttura imponente, dall’architettura potente e complessa, che si apre all’interno su un meraviglioso chiostro dalla simbolica fortemente prectistiana. E ancora più in là la celebre Torre di Belem, che sembra un avamposto di sentinelle esposto ai rischi del mare e dell’avventura. Osservando da questa spianata si può vedere nella sua estensione il Ponte Salazar, a congiungere le due sponde della città. Lisbona come molte altre città europee ospita luoghi di straordinaria ricchezza culturale e storica.

Impossibile non percepire la potenza spirituale ed evocativa che sprigionano gli edifici e i monumenti delle cittadelle medievali tedesche o il genio monumentale che ha concepito Unter den Linden. La prospettiva verticale del Partenone, d’altra parte, raccoglie in sé tutta la luminosità e altezza di cui la mente creatrice europea è stata capace. Nei colonnati e negli spazi che si aprono il tempio greco è un’anticipazione, l’annuncio del farsi storia di uno spirito antico e possente.

È precisamente nella scultura e nell’architettura che la storia si fa memoria eterna, monito e finanche missione. La cultura europea ha concepito il pensiero come tutt’uno con l’azione e la memoria come un eterno che perdura, un sedimento che arricchisce il tempo che verrà. Dunque il passato non è un qualcosa destinato a perdersi nelle nebbie del tempo e a svanire per sempre. La cronachistica, il mito, l’arte, la scienza: tutto nei millenni di storia dell’Europa è volto a mantenere vivo il ricordo e a farne un perno vitale. Persino l’Illuminismo ha dovuto prendere a riferimento il passato più lontano, pur travisandolo e distorcendolo. Ogni edificio e ogni scultura del passato sono, in un certo senso, centri d’irradiazione spirituale. Snodi culturali.

mqdefaultCon la fine della Seconda Guerra Mondiale qualcosa è accaduto. L’Europa intera ha inesorabilmente smarrito se stessa finendo con l’accettare il sonno ammorbante di un’eterna pace che ha soprattutto provocato la sua insignificanza politica e storica a livello planetario. La grande scultura, l’arte per eccellenza e la più spirituale, non esiste più perché non ha più nulla da trasmettere ai posteri. La pietra, il materiale che a un osservatore superficiale può sembrare inerte e privo di vita, è stato invece per millenni il mezzo privilegiato di tutto ciò che era massimamente vitale e spirituale. Oggi cosa resta?

«Montagna, litorale, siti militari o industriali dismessi, miniere esaurite, altiforni spenti, agglomerati e alloggi di un proletariato scomparso, potrebbero tutti essere classificati come monumenti storici. Flash-back o feed-back, la tecno cultura continua a regredire verso il niente delle origini…» (P. Virilio, L’incidente del futuro, Raffaello Cortina Editore, p. 60). Domani cosa resterà di questi anni?

Il tempo dell’insignificanza è anche il tempo senza memoria, è la storia dell’Occidente trionfante e dell’Europa addormentata. Occidente cioè: osservare l’opera d’arte con l’occhio dell’usuraio. Persino la Piramide di Giza si regge sul dualismo uscite/entrate.

L’uomo europeo è l’uomo storico per eccellenza. L’ingegno europeo, la sua alta cultura millenaria, la potenza politica e militare, la maestosità artistica: tutto ha contribuito a rafforzare la centralità dell’Europa in secoli di storia terrestre. Basti pensare che gli Usa si sono fatti prima ad immagine e somiglianza del Vecchio Continente e poi si sono fatti contro di esso e tutto ciò che rappresentava.

Una distorsione profonda e pervasiva della cultura europea ha prodotto la voragine attuale. Si è ottenuto l’inaudito: la luce europea rinnega se stessa, rinnega la sua storia e la sua eredità. L’Europa si fa Occidente nel momento in cui rinuncia a se stessa, quando, in senso lato, dimentica il significato dei suoi monumenti sparsi ad ogni latitudine. Quando cioè scorda il monito delfico: conosci te stesso.

Non c’è nazione d’Europa che non abbia dovuto scusarsi in tempi più o meno recenti davanti all’opinione pubblica per un qualcosa compiuto nel suo passato. Questo non è accaduto per un sentimento reale ma semplicemente per una sudditanza culturale a cui l’intero continente è soggetto da almeno settant’anni. Al di fuori dell’Europa non c’è popolo che abbia sentito il bisogno di fare ammenda pubblica per un qualsiasi fatto del passato. Ogni popolo sovrano ha affrontato il passato secondo un’ottica d’interesse nazionale e ponendo al centro il bene e il prestigio della patria. E non potrebbe essere altrimenti.

22hojsLe idee pacifiste e universaliste che si sono radicate nel pensiero europeo spingono da anni a fare i conti con un fatto decisivo della storia europea da una prospettiva viziata e viziosa. La guerra, un fatto storico-politico con cui bisogna fare i conti ogni giorno senza illusioni, è considerato il grande crimine europeo. L’Europa colonialista, imperialista, crociata, nazionalista e quant’altro ha, presto o tardi, commesso questo misfatto e si è macchiata – si dice – del sangue degli innocenti. Non c’è stato europeo che non abbia conosciuto questa terribile realtà. In verità non c’è popolo di questo pianeta che sia estraneo alla guerra.

Questa visione che vorrebbe neutralizzare i conflitti e condurre alla “fine della storia” d’altra parte ha dato origine alle peggiori correnti politiche terroristiche, intolleranti e generalmente violente. Il dato di fatto oggettivo è uno solo: dove si nega la guerra inizia il massacro indiscriminato.

Sul piano giuridico-politico l’Europa era riuscita nel miracolo di regolamentare il conflitto, garantendo l’equilibrato rispetto del diritto delle parti in causa. Ignorare questo significa non comprendere la storia europea e la grandezza della visione politica dei suoi popoli.

Questo ordine mondiale, che relativizzava le ragioni degli uni e degli altri, assolutizzando dei cardini giuridici indiscutibili, è andato infranto con l’inizio delle “guerre giuste”. Le guerre fatte dai pacifisti per terminare le guerre. Guerre iniziate contro mostri del passato che non vogliono accettare l’inevitabile andamento delle cose. Il migliore dei mondi possibili richiede il sacrificio dei dissidenti.

Questi dissidenti, questi ribelli non sono altro che gli europei non ancora arresi alla pialla della neutralità. Sono coloro che sentono un destino europeo rappresentato dai resti grandiosi del passato e che, come gli esploratori del Nuovo Mondo, sanno osservare l’orizzonte del futuro con sguardo di sfida. Alla chiamata della Storia la scelta non è tra risposte giuste e sbagliate, ma soltanto tra parlare o tacere.

La storia europea insegna che non vi è vertice senza un asse e senza una radice. Lo spirito europeo insegna che non vi è radice né asse senza un vertice. Il linguaggio europeo è ossimorico e la sua essenza sembra contraddittoria ma come spesso accade la soluzione a problemi complessi è semplice. Nella capacità di sintesi sta la forza del pensiero europeo. Per questo la complessità dell’oggi è grande – perché comprende un’eredità contraddittoria e vastissima. Con questo sedimento la cultura europea deve fare i conti e trovare una genealogia per il futuro – cioè in soldoni deve formarsi una memoria selettiva.

Un compito simile è sempre stato assolto dall’Europa e dai suoi popoli. Essi hanno saputo operare una sintesi, hanno cioè saputo superarsi per poter rispondere alle sfide del futuro. In quanto popoli storici, gli europei hanno dato ciascuno a suo modo le risposte alla provocazione del tempo.

Nel rischio l’Europa ha saputo trovare le risposte. Roma sotto scacco trovò la forza di schiacciare Annibale.

Per dirla con Dominque Venner, i popoli europei ora dormono e sembrano defunti, ma le sfide gigantesche che si stagliano all’orizzonte potrebbero risvegliare risorse finora ignote e mai dispiegatesi appieno. Il tesoro di grandezza spirituale e potenza politica europea è tale che può richiedere un tempo di quiete per poi sorgere nel suo pieno vigore. Si tratterebbe allora di una nuova grande aurora per l’intero genere umano.

Infine vale la pena ripetere le semplici parole con cui Goethe ha saputo indicare la radice moderna e insieme antica dell’Europa stessa: in principio era l’azione.

Francesco Boco

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  1. L’Europa della “guerra”, non è mai esistita… o meglio: a parte l’esatta citazione dell’influenza (minima) dell’impero romano sui popoli che la abitavano, che cercavano di schiacciarsi vicendevolmente per affermare questo o quel predominio, ma che poi sottostarono al “governo” di Roma (senza per questo MAI riconoscerla come generatrice delle proprie culture…), l’unica vera presa di coscienza dei popoli dell’Europa avviene nel periodo della sua “ricostruzione” dopo secoli di scaramucce intestine. L’opera di questa nascita di “Nazioni”, cioè come “consapevolezza” di usi e costumi, tratti caratteriali e modalità differenti di percepire la realtà… avviene grazie alla cultura cristiana, senza ideologia di pacifismo o di buonismo, attraverso l’opera (ora et labora) di molti ordini monastici sopravvissuti alle peggiori orde barbariche che saccheggiavano e distruggevano tutto ciò che trovavano durante le loro scorrerie. Il frate, a partire dall’unico grande valore Spirituale che nel suo credo accomunava ogni essere vivente al desiderio di significato della realtà, si pose come umile servitore nel valorizzare l’unica forma di positività rimasta nella persona: ogni uomo è stato salvato! E, a cominciare dal ricostruire i monasteri per riprendere la sua opera missionaria, permise alle comunità decimate dalle carestie, dalle pandemie e dalle battaglie fra etnie diverse, di puntare lo sguardo ad un unico obiettivo di speranza: questo movimento di Spiritualità diede agli uomini europei la giusta motivazione per riprendersi e ripartire: questo moto durò purtroppo poco a lungo, in quanto, classi di potenti nelle quali il desiderio di dominio non si era mai assopito, accortesi della potente spinta alla ricrescita che veniva a verificarsi a causa della presenza dei monaci, decisero di “travestirsi” per poter meglio sfruttare l’opportunità con alleanze strategiche o con vere e proprie espropriazioni dei vari contadi che cominciavano a formarsi intorno ai monasteri. Così, l’uomo europeo cominciò a percorrere due strade parallele: alcuni individui abbracciarono il cristianesimo facendone origine della propria rinascita spirituale e allo stesso tempo, operativa… altri invece, interpretando a “modo loro” gli insegnamenti cristiani, cominciarono ad inventare le “leggi” (con la scusa di organizzare le popolazioni, era un modo molto comodo, per metterle sotto il loro controllo). Dovete sapere che, a parte l’Impero Romano… poche altre etnie erano provviste di codici di regolamentazione di alcun tipo: ciò che era tradizione, si tramandava oralmente e spesso erano i diversi capi, dei diversi popoli che adottavano “provvedimenti” a loro comodi. Di fatto, i tribunali non esistevano… La consapevolezza di essere una nazione, nasce dal desiderio dell’uomo di dare un significato alla propria vita e al rapporto che lo lega agli altri: ma fu immediatamente tradotto dai potenti, con l’esigenza di “regolamentarsi”, di darsi una serie di norme per la convivenza. Forse l’unica cosa dimenticata, non è stata la “storia”: dopo la seconda guerra mondiale… gli europei hanno dimenticato l’aspirazione primaria che li aveva “generati”.

  2. La guerra è il grande rimosso di oggi. Le genealogia del mondo contemporaneo si regge sul rifiuto di quello che è stato perché non si ripeta mai più. Se dovessimo essere rigorosi, un’Europa politica non è esistita che parzialmente solo con Carlo Magno, Federico I e II e Napoleone, per il resto latitava. Ma il punto non è questo. Qui intendo guardare avanti più che indietro, per dare degli spunti di coraggio alla cultura europea. Una cultura che ha sempre più bisogno di “far pace con se stessa” e sanare le distorsioni interne che settant’anni di propoganda hanno così ampiamente radicato.
    Il riferimento al diritto e al rispetto degli opposti nemici era in ottica schmittiana, quindi mi riferivo soprattutto al diritto pubblico europeo sorto con il colonialismo e le aree di influenza. Complessivamente i “grandi crimini” che oggi si contestano all’Europa nascono dal colonialismo, imperialismo e nazionalismo e non sarebbero considerati tali se non avessero provocato dei morti. Dal mio punto di vista tutti i popoli europei hanno sì da fare i conti con questo passato, ma nell’ottica di potenza che gli fece costruire straordinari monumenti ispirati alla grandezza.

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