A chi l’Italia? A noi! No, all’asta. In vendita le secolari opere di D’Annunzio

d'annunzio1Bolzano, 12 dicembre – La vendita di dicembre è una delle più ampie mai organizzate da Bolaffi nel settore autografi e libri rari, con basi d’asta competitive e lotti in grado di attrarre un pubblico trasversale da mezzo mondo. Assieme alla ‘Somma Arithmetica’ di frate Luca Pacioli (XVsecolo) e ‘Viaggio pittorico nei Monti di Brianza’ di Federico e Carolina Lose (1823), il 16 e 17 dicembre al Grand Hotel et de Milan, è possibile partecipare all’asta che avrà come protagonisti quattro preziosi manoscritti del poeta guerriero Gabriele D’Annunzio.

Testi, documenti, fotografie e materiale bibliografico, prossimi a compiere un secolo di vita e che ripercorrono l’eroica impresa fiumana e la Reggenza italiana del Carnaro, per una base di’asta complessiva di 12mila euro.

Il 16 maggio 1920, in veste di comandante del `Quarnaro liberato´ e dopo la `vittoria mutilata´ del 1918, in un italianissima Fiume il Vate declamò `A noi´, probabilmente il suo più noto proclama. «A chi la forza? A noi! A chi la costanza? A noi! A chi la fedeltà? A noi! A chi la vittoria? A noi!» e fu proprio con questo grido che l’artista pescarese spronava i suoi legionari, chiudendo un’arringa appassionata e lunga 22 pagine, che esaltava la causa dell’annessione di Fiume all’Italia. D’Annunzio era ormai un eroe per i 25mila italiani della Dalmazia che seguirono apprensivamente fin dalla marcia di Ronchi (oggi Ronchi dei Legionari), la presa di Fiume e la Reggenza italiana del Carnaro. Purtroppo però l’esperienza si sarebbe conclusa dopo pochi mesi, con la firma del Trattato di Rapallo e l’indipendenza di Fiume, che viene fatta sgomberare dal governo Giolitti in quello che ancora si ricorda come il `Natale di sangue e che il Vate descriveva così: «Il delitto è consumato. La terra di Fiume è insanguinata di sangue fraterno».

Gabriele D'AnnunzioTutt’altro tono accompagna il commosso omaggio a Enzo Ferri e Basilio Scaffidi, due legionari che perdono la vita in un incidente aereo all’inizio del 1920. `Vogliamo per la fede morire´, 11 pagine in quarto grande fitte di correzioni con le quali il comandante Gabriele D’Annunzio celebra il sacrificio dei suoi combattenti. E’ un D’Annunzio più idealista, trascinatore delle folle e padre in cui si identificano soldati delusi e in cerca di riscatto per la Patria. Un’accorata supplica per «risolvere il problema adriatico: opporsi alla costituzione definitiva del S.H.S., distruggere il mostro jugoslavo», è rivolta dal Vate anche al generale Badoglio, l’8 maggio del 1920. Richiesta affidata a una lettera autografa che non raggiunse mai il destinatario. L’abbozzo della missiva è conservato al Vittoriale; la bella copia viene messa all’asta da Bolaffi, accompagnata da fotografie e materiale bibliografico, a partire da tremila euro.

Sicuramente dispiace però, che tali proclami così importanti per la storia d’Italia siano trattati come merce, sì preziosa, ma messa comunque in vendita nell’ennesima asta in cui chiunque può acquistare pezzi del nostro patrimonio culturale… e da un Gabriele D’Annunzio, anche in questo caso, si può solo che imparare; prendendo come esempio il Vittoriale e tutte le sue opere donate dal Vate agli italiani senza nulla volere in cambio se non la grandezza di questa Nazione.


Andrea Bonazza

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