Roma, 29 lug – Un Natale che piacerebbe a Hitler”, era il titolo di una delirante puntata de “L’Infedele”, il programma diretto qualche tempo fa da Gad Lerner. Quel Natale è passato, sono passati anni, ma una certa intellighenzia non ha smesso di interpretare in questo modo la realtà, come dimostrano le ultime performance di paranoia politica prodotte dal gruppo L’ Espresso.

Chissà se, invece, questa estate piacerebbe a Benito Mussolini, nato esattamente 134 anni fa. Di sicuro si rallegrerebbe, Sua Eccellenza, della grande popolarità di cui ancora gode la sua persona e la sua opera politica. Devozione spesso confusa, qualunquista, superficiale, ma non di meno sincera e affettuosa. Sghignazzerebbe, il Duce, osservando una sinistra che è ancora ossessionata da lui, che ne replica compulsivamente il vilipendio di cadavere, con le continue ironie si piazzale Loreto, che resta sgomenta di fronte al fatto che gli italiani, unici in Europa e nel mondo, hanno resistito alla rieducazione.

“Voi mi odiate perché mi amate ancora”, disse Mussolini ai suoi ex compagni, lasciando il Partito socialista. Un affondo che fa ancora male. La sinistra continua a odiare Mussolini perché non ne ha avuto uno suo, perché ce lo aveva e se l’è lasciato sfuggire, perché l’unico uomo di popolo che sia stato leader in Italia è stato lui, mentre la sinistra partoriva commissari, intellettuali e commissari intellettuali. La famosa sentenza di Lenin (“l’unico capace di fare la rivoluzione in Italia era Mussolini, e voi lo avete cacciato“) è probabilmente falsa, ma tremendamente verosimile. Essa pesa sulla coscienza della sinistra, di questa brodaglia indigesta a base di coop rosse, tv lottizzate, parassitismo sindacale, forfora, caviale ed Editori riuniti. Mussolini era con loro, era dei loro, ma è riuscito a essere tutto ciò che loro non sono stati, tutto ciò che loro non saranno mai. Uomo di Stato, uomo di popolo, uomo di guerra, uomo d’amore, uomo d’azione, uomo di cultura. Comunque troppo uomo, per il mondo dei replicanti. Ecco perché lo odiano. Visceralmente, rabbiosamente, come solo gli innamorati traditi sanno odiare.

Adriano Scianca

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  1. L’ Uomo concesse una profezia :

    “Sarei grandemente ingenuo se chiedessi di essere lasciato in pace dopo morto. Attorno alle tombe dei Capi di quelle grandi trasformazioni, che si chiamano rivoluzioni, non ci può essere pace; ma tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato. Mentre il mio spirito, ormai liberato dalla materia, vivrà, dopo la piccola vita terrena, la vita immortale e universale di Dio. Non ho che un desiderio, quello di essere sepolto accanto ai miei nel cimitero di San Cassiano. “

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