“Orfani”: arrivano in edicola i figli dell’acciaio

orfani-bonelli-586x457Roma, 17 ott – Lo storico marchio del fumetto nazionale Sergio Bonelli Editore ha appena fatto atterrare nelle edicole italiane la nuova miniserie a colori Orfani. Lanciata in pompa magna e anticipata da un tam tam mediatico ben congegnato, la nuova serie si presenta come un passo certamente innovativo e stimolante per la storica casa editrice. I dodici numeri di cui è composta la prima stagione – cui seguirà la seconda – saranno interamente a colori, differenziandosi così dal bianco e nero a cui avevano abituato i classici Tex e Dylan Dog. Naturalmente le innovazioni non stanno unicamente nella grafica efficace e suggestiva, ma soprattutto nei contenuti.

Nato dalle menti dello sceneggiatore Roberto Recchioni e del disegnatore Emiliano Mammucari, l’universo di Orfani attinge a piene mani dalla fantascienza bellica e da quella distopica. Alcune fonti d’ispirazione citate sono Terminator 2, Fanteria dello spazio di Heinlein, Alien, Il signore delle mosche e perfino Shakespeare. La sceneggiatura curata dalla mente brillante e provocatoria di Roberto Recchioni, che in passato si è autodescritto come un anarchico reazionario ispirato da John Milius, cala il lettore in un mondo devastato da un misterioso attacco alieno a cui gli orfani protagonisti terranno testa con tutta la forza di fuoco e il coraggio a loro disposizione.

Su una base narrativa semplice e apertamente debitrice ai classici del genere, si innestano una serie di colpi di scena e sviluppi che dal numero sei in poi complicheranno non poco le cose. I giovani soldati, addestrati da piccoli alla sopravvivenza nella natura selvaggia, finiranno col combattere una guerra per conto di uomini potenti che pensano di poterli manipolare a loro piacimento.

Naturalmente non è dato sapere gli sviluppi di queste premesse, certo è che sin dal primo numero della serie e dalle interviste circolate nei siti specialistici emerge nel gruppo degli orfani un forte senso di cameratismo, una comunanza d’intenti e una solidarietà guerresca che trascende l’interesse personale. Questi giovani guerrieri non si piangono addosso sebbene la loro condizione disperata non faciliti le cose; calati nella situazione sanno adoperarsi per fare gruppo, agire come una comunità d’intenti. Perduti i loro genitori e distrutte le loro famiglie, troveranno una nuova casa tra i loro commilitoni.

Potrà sembrare una lettura azzardata, e d’altronde solo il prosieguo della serie potrà dare conferma a questa prospettiva, ma il senso di stretta compartecipazione che si vede sorgere tra i guerrieri di questo fumetto, il coraggio e il sacrificio, sono messaggi che nel fumetto italiano contemporaneo sono stati da tempo abbandonati a favore di più blandi e noiosi messaggi di fratellanza universale.

Gli autori hanno dato vita a una serie ricca di ritmo e di grande qualità, in essa si intravede in qualche modo l’essenzialità del teatro e al fondo di tutto, a detta di Recchioni, sta un forte senso del tragico mutuato da Shakespeare.

Da tenere d’occhio.


Francesco Boco

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