fahrenheit451Londra, 8 ott – La disaffezione dei giovani inglesi nei confronti dei libri è sempre maggiore. Lo afferma recente ricerca della National Library Trust di Londra, la quale riporta che solo un ragazzo britannico su quattro legge libri anche al di fuori della scuola, e che addirittura uno su cinque si vergogna ad essere fotografato con un libro in mano. Quest’ultimo dato è rivelatore di un’ostilità quasi fisica nei confronti del libro, di un rifiuto estetico dell’oggetto-libro troppo poco hi tech, troppo impegnativo, troppo antico.

Un problema anche di tempo essendo la generazione 2.0 abituata a sapere ciò che vuole in un tempo sempre più breve, accontentandosi spesso di leggere solo un titolo e non un articolo, di citare a caso aforismi di artisti magari sconosciuti solamente per prendere qualche “mi piace” su facebook. La “fuga dal libro” è comunque una tendenza tutt’altro che circoscritta alla sola Gran Bretagna, in Italia secondo l’Istat il 70% ragazzi tra i 14 e 19 anni legge solo un libro l’anno e i loro genitori non sono da meno: solo il 44% della popolazione italiana adulta ha acquistato un libro nel 2011 a riprova del fatto che il problema non è solo generazionale.

Fatta poi questa prima distinzione tra lettori e non lettori, ne va fatta un’altra ovvero cosa leggono le persone? Nel Regno Unito spopola la romanziera J.K Rawling, da noi a turno Faletti, Fabio Volo, magari “Colazione da Tiffany” o “Le ricette di Benedetta Parodi”. E’ un problema, si può dire, anche di qualità. I lettori degli anni ‘80 avevano in cima alle loro classifiche libri come “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera che paragonato ai succitati odierni best-seller segna anche uno stacco sostanziale e non solo quantitativo tra i lettori nel corso degli anni.

Rolando Mancini

 

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