Primato Nazionale: sei italiani tra gli scienziati più influenti al mondo

top 400Roma, 29 gen – Nella classifica appena stilata dall’European Journal of Clinical Investigation sono sei gli scienziati italiani che occupano un posto di prim’ordine tra gli scienziati più importanti del pianeta.  Concentrati quasi tutti nel nord del Paese, e in particolare in Lombardia, ecco i nomi e le qualifiche dei nostri sei “cervelloni mondiali”.

Alberto Mantovani: milanese, classe 1948, immunologo, è direttore scientifico dell’Humanitas a Milano. Da sempre esperto in meccanismi di difesa immunologica, ha contribuito al progresso nelle conoscenza del settore sia sul piano teorico sia tramite la scoperta di nuove molecole atte al rafforzamento della cosiddetta “immunità innata”.

Antonio Colombo:  nato nel 1950, è Responsabile del reparto di cardiologia interventistica ed emodinamica del San Raffaele di Milano. Esperto in diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari, si è specializzato negli Stati Uniti dopo aver conseguito la laurea nel nostro Paese. Tra i suoi contributi si menzionano il miglioramento delle tecniche di impianto degli stent coronarici e una gigantesca quantità  (circa 1500 l’anno) di interventi angioplastici sulle coronarie, le carotidi, l’aorta e le arterie renali.

Giuseppe Remuzzi: nato a bergamo nel 1949, è Direttore dei dipartimenti di Medicina e dei Trapianti presso l’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII e coordinatore delle ricesche presso l’Istituto Mario Negri della sua città. La sua attività scientifica riguarda soprattutto le cause delle glomerulonefriti e i meccanismi di progressione delle malattie renali. In questo campo ha contribuito a definire, attraverso studi in modelli sperimentali e nell’uomo, il ruolo dell’alterata permeabilità glomerulare alle proteine nella progressione del danno renale e il contributo critico della risposta infiammatoria interstiziale secondaria all’eccessivo riassorbimento tubulare di proteine.

Giuseppe Mancia: classe 1940, originario i Carrara, professore ordinario e direttore della Clinica Medica e del Dipartimento di Medicina dell’Università Milano-Bicocca presso l’Ospedale San Gerardo di Monza. Le ricerche di Giuseppe Mancia si incentrano sulla fisiopatologia, diagnosi e terapia dell’ipertensione arteriosa, dell’insufficienza cardiaca, della patologia coronarica e di altre malattie cardiovascolari. In particolare, si è occupato di monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore, di controllo nervoso della circolazione sanguigna, di meccanica delle grandi arterie e di trial clinici.

Vincenzo di Marzo: biochimico, napoletano, (tornato a Napoli dopo esperienze a Londra), direttore di Ricerca presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pozzuoli. Si è dedicato alla ricerca dei cannabinoidi e sulle possibili applicazioni nella prevenzione medica e nella farmacologia.

Alberto Zanchetti: originario di Parma, professore emerito dell’Università di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano. Gli studi di Alberto Zanchetti sono soprattutto rivolti alla fisiopatologia clinica e terapia dell’ipertensione arteriosa e delle malattie cardiovascolari e al controllo nervoso della circolazione e delle funzioni renali.

 

Francesco Benedetti

 

 

 


 

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