Primato nazionale: si sveglia la sonda spaziale Rosetta

Ariane_5_Rosetta_launch_largeDarmstadt, 20 gen – “Wake up, Rosetta!”. Con questo grido – coadiuvato dalle migliori intelligenze e tecnologie del continente – gli scienziati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sveglieranno la sonda spaziale Rosetta, in rotta di avvicinamento alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Progetto partito nel 1993, lancio previsto e rimandato nel 2003 verso la cometa Wirtanen, Rosetta venne infine lanciata nel marzo dell’anno successivo verso il nuovo obbiettivo usando un vettore Ariane 5, dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Durante la sua passeggiata di cinque miliardi di chilometri ha avuto compagni di viaggio nelle vesti di due asteroidi, di cui ha mandato sulla Terra le immagini, mentre negli ultimi due anni e mezzo è entrata in letargo invernale tramite ibernazione indotta, necessario per farla sopravvivere alle bassissime temperature del cosmo, fino a 130 gradi centigradi sotto zero. Da allora ogni segnale è stato interrotto mentre Rosetta, cullata dalle correnti cosmiche e dalle leggi di Keplero – nonchè dai calcoli accurati delle nostre menti – viaggiava con una precississima traiettoria ellittica verso l’obbiettivo in movimento. E sarà lunedì mattina alle 10 che un orologio farà suonare la sveglia, rimettendo in funzione i razzi di manovra, che fermeranno la rotazione, permetteranno ai pannelli solari di direzionarsi verso la nostra stella per fornire energia alle strumentazioni e segnalare all’Europa che “sono sveglia, mamma”.

Un miliardo di euro di investimento nei venti anni di progetto, pari ad un terzo del bilancio annuale dell’ESA, realizzazione e sviluppo di numerose nuove tecnologie, crescita industriale e di know-how ed una spedizione rischiosa, ai tratti dell’ardito. Per la prima volta in assoluto nella storia dell’uomo ci si spingerà nelle immediate vicinanze di una cometa, ma non solo, rilasciando inoltre a novembre 2014 un lander – Philae il suo nome, un mostro high tech da un quintale – che atterrerà su di essa, studiandola a fondo. La boria d’oltreoceano finora era riuscita ad avvicinarsi a non meno di diecimila chilometri.

Rosetta_-_the_comet_chaserInutile a dirsi, se non per rivolgersi ai disfattisti di casa nostra, che anche questo viaggio interplanetario europeo porta appresso il tricolore. L’aquila italiana non rinuncia mai a spiegare le sue ali nello spazio ed anche in questo progetto almeno un quarto della componentistica è nazionale, alla pari di Germania e Francia, i tre grandi realizzatori della missione all’interno del consorzio continentale.
I maggiori contributi italiani sono stati conferiti dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dalle università di Padova e Napoli e da alcuni importanti partner dell’industria tecnologica di casa nostra.
Per quanto riguarda i nostri sforzi, dopo le manovre di avvicinamento sarà attivato in luglio il VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer), uno spettrometro elettromagnetico che è uno degli occhi di Rosetta e servirà a visualizzare la superficie e fornire immagini con una risposta spettrale a diverse lunghezze d’onda, con una camera a 800 colori, permettendo di scoprire composizione di nucleo e chioma della cometa. Uno strumento che è un gioiello di Selex Galileo, gruppo Finmeccanica, presente anche su Venus Express, autore di scatti storici dei poli e delle tempeste di Venere, e su Dawn, in orbita attorno all’asteroide Vesta e diretto verso Cerere.
Insieme ad esso c’è GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator), sorta di bilancia di precisione che raccoglierà particelle provenienti da cometa e coda tramite il corrispettivo ad alta tecnologia di imbuto, analizzandone e studiandone proprietà fisiche e dinamiche. Realizzazione sempre di Selex Galileo, ma di produzione intellettuale di Università di Napoli e INAF.
Altro dispositivo è OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System), progettata e sviluppata dall’Università di Padova, è una camera grandangolare, che sarà probabilmente lo strumento più importante per noi ignoranti, dato che fornirà le immagini più affascinanti della missione.
Sul lander a terra, invece, saranno di fattura italiana il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni SD2, un trapano che scaverà sulla superfice estraendo materiale che verrà poi studiato dagli strumenti, fornito dall’allora Tecnospazio ora assorbita da Selex; ed il Solar Array: un sistema di pannelli solari che si attiveranno dopo due giorni, quando terminerà l’energia su batteria, e daranno vita alle strumentazioni per almeno quattro mesi. Energia non facile da captare ad una distanza di 500 milioni di chilometri dal Sole.


La missione è la più rischiosa mai affrontata dalle nostre forze spaziali.
Ma ci siamo e stiamo sul pezzo.
Pronti a rispondere a quella telefonata.
“Buongiorno piccola”.

Gabriele Taddei

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