Protozoi al posto dei conigli nei test sui cosmetici

conigliLiverpool, 8 gen – Si apre uno spiraglio per i sostenitori dei diritti degli animali. Un gruppo di scienziati dell’Institute of Integrative Biology dell’università di Liverpool ha condotto alcune ricerche volte a dimostrare che per testare la tossicità dei mascara è sufficiente vedere quali effetti hanno su alcuni organismi unicellulari noti come protozoi.

Il metodo si basa sul controllo della crescita dei protozoi, il Paramecium caudatum (soprannominato pantofola per la sua forma) ed il Blepharisma japonicum, introdotti in apposite “camere sperimentali”ad ambiente controllato che con contengono il cibo di questi organismi ed il cosmetico. Scelti in base alla loro similarità genetica con l’uomo ed alle loro grandi dimensioni che consentono anche rilievi visivi sulla popolazione che agevolano notevolmente il lavoro dei ricercatori, questi organismi si moltiplicano, muoiono, o rimangono indifferenti a seconda del prodotto utilizzato (nella ricerca sono state utilizzate 6 diverse marche di mascara) determinandone il grado di tossicità.

Questa ricerca, pubblicata sulla rivista International Journal of Cosmetic Science, evidenzia la possibilità di ridurre, se non eliminare, il ricorso ai test sugli animali in campo cosmetico. Secondo quanto riferito da David Montagnes, il supervisore del progetto, il Draize test (questo il nome del test sui conigli) “è stato sviluppato più di 40 anni fa ed è intensivo e costoso, oltre a porre questioni etiche. Quando è possibile sviluppare un’alternativa semplice ed economica, non c’è davvero alcun bisogno di testare i cosmetici sugli animali”.

L’argomento è da tempo soggetto di dibattiti e polemiche fra gli attivisti dei diritti degli animali ed i sostenitori della sperimentazione animale che, Coinvolgendo diversi aspetti etici e di “sensibilità personali”, si sono trincerati in posizioni diametralmente opposte, senza alcuna possibilità di dialogo seguendo alla lettera la tristemente nota regola degli “opposti estremismi”.

Cosi se da un lato, sovente sostenuti anche da interessi economici, si trovano gli ultras della sperimentazione animale che, con un atteggiamento fatalistico ed arrendevole, non ammettono altro metodo se non quello conosciuto, dall’altra l’estremismo verde, con un atteggiamento al limite del complottismo, dimentica che nella ricerca scientifica nulla avviene d’impatto e che i processi di elaborazione di un nuovo metodo prevedono un iter che sarebbe folle omettere, soprattutto in campo medico.


Per fortuna ultimamente vi sono diverse associazioni che si attestano su posizioni più “scientifiche” contribuendo a diffondere una corretta informazione in merito. Questa nuova scoperta apre quindi la speranza di poter ottenere una ricerca che sia priva di sperimentazione animale ma non di validità scientifica.

Cesare Dragandana

 

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