tutRoma, 10 ott – Cosa lega un corpo celeste caduto 28 milioni di anni fa ai faraoni d’Egitto? Un frammento di pietra gialla, levigato ad arte fino a fargli assumere la forma di uno scarabeo. Una delle tante pietre ornamentali che arricchivano il corredo del mitico Tutankhamon. Niente di particolare, sembrerebbe. Se non fosse che quel frammento, recentemente analizzato da un gruppo di scienziati sudafricani (capeggiati dal Professor David Block) è ciò che resta di una cometa caduta sul nostro pianeta milioni di anni prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla Terra. Dalle ricostruzioni effettuate, l’ammasso di roccia e ghiaccio impattò nei pressi dell’attuale Egitto, causando un’onda d’urto capace di distruggere qualsiasi forma di vita per centinaia di chilometri quadrati. Non solo: il calore della deflagrazione causò il riscaldamento della sabbia sino a una temperatura di duemila gradi centigradi, trasformando la sabbia del deserto in vetro di silice, che ancora oggi viene rinvenuto in un raggio di seimila chilometri dall’epicentro dello schianto.

Proprio uno di questi frammenti venne ritrovato dagli artisti funerari del grande Faraone Tutankhamon, che lo incastonarono nel suo diadema reale dopo averlo lavorato. I ricercatori hanno rinvenuto anche migliaia di piccoli diamanti, prodotti dalla deflagrazione del corpo celeste. Il più grandi questi è stato ribattezzato Ipazia, in onore della celebre matematica e filosofa nata ad Alessandria d’Egitto.

“Le comete visitano spesso i nostri cieli”, ha spiegato in merito al ritrovamento il professor Block. “Sono palle di neve e ghiaccio mescolati con polvere, ma mai prima d’ora nella storia abbiamo avuto le prove dei resti di una cometa caduta sulla Terra”. Al massimo, era stato possibile trovare e, successivamente studiare, piccoli di granelli di polvere presenti negli strati superiori dell’atmosfera, riconducibili, alle stelle. Per raccoglierli ed analizzarli, sia la Nasa che l’Esa spendono ogni anno miliardi di dollari; la nuova scoperta si rivela dunque un enorme risorsa per i prossimi studi in materia. “Le comete”, d’altronde, ha proseguito il ricercatore, “contengono i segreti della formazione del nostro sistema solare e questa scoperta ci dà un’opportunità senza precedenti per studiare attraverso quella cometa materiale di prima mano di com’era il nostro sistema solare miliardi di anni fa”, ha concluso il ricercatore.

Una risorsa inestimabile per gli astronomi, ma anche un suggestivo collegamento celeste tra una delle più affascinanti ed enigmatiche civilità antiche e la volta celeste, verso la quale gli antichi Egizi non smisero mai si volgere lo sguardo.

Francesco Benedetti

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