sangue sparsoRoma, 22 giu – Un film non-antifà sugli anni di piombo? Un “amarcord” sulla militanza missina da parte di chi ha contribuito a disperderla? Film-verità su fatti e circostanze sanguinose tra il 1977 e il 1982 “visto da destra”? Di lunga e complessa gestazione, preceduto da strascichi di polemiche più o meno pregiudiziali e pregiudizievoli, già da un paio d’anni sembrava che Sangue sparso (di Emma Moriconi, Italia 2014) dovesse irrompere nei circuiti cinematografici: finalmente un film “nostro” sui fatti tragici di Acca Larentia e dintorni.

Un film-documento, si sperava, un montaggio accurato di immagini di repertorio, interviste ai protagonista di allora, stralci di vicende giudiziarie, magari qualche ricostruzione “artistica “ degli aspetti umani, psicologici e persino politici di quelli che dovevano o potevano essere gli eredi del fascismo o della Repubblica Sociale e comunque testimonianza di vicende tragiche all’interno di un partito di notevoli dimensioni e di ambiguo posizionamento… Nulla di tutto ciò. Sangue sparso, alla faccia del patrocinio del ministero dei Beni Culturali e dei finanziamenti pubblici, è un film senza rigore storico-scientifico. Un passo indietro, casomai, non avanti.

Chi è stato chiamato a ricordare e collaborare alla scrittura della sceneggiatura realizzata da Emma Moriconi, probabilmente ha riportato la propria dura vicenda umana utilizzando comprensibilmente lenti “proprie”. Una sbilenca sequela di sketch tra principianti di osservanza storaciana, immagini per lo più statiche, alcuni notissimi protagonisti di quegli anni raffigurati con attori improbabili. L’alto e scolpito Nanni De Angelis diventa basso e tracagnotto e lo si vede passeggiare con un Ciavardini con….pancetta.

Senza pathos: i protagonisti sembrano tutti “agiti” da una mano invisibile e carnefice contro la quale si può reagire o piangendo o armandosi ma sempre senza un pizzico di vitalismo costruttivo. Lacrime e sangue, un destino baro parzialmente compensato dalla brutalità della vendetta contro i rossi. I rossi, dal loro canto, bravi ragazzi un po’ carnefici e un po’ vittime pure loro…ma sempre “vittime dell’odio politico”. Un po’ come fu scritto di recente su una lapide commemorativa. Risultato: buonismo. Purtroppo la violenza fa parte di questo mondo e se ti “esponi”, rischi. Tutto qua. Ma questo lo sapeva anche mia nonna e me lo diceva. Del “perché” profondo di una militanza e di una scelta, nulla. Arrotolatori di manifesti e attacchini, un po’ di risse, qualche lettura disordinata.

Valeva la pena andare a morire? A giudicare dalla visione del film, no. Con un monito alle nuove generazioni: state alla larga dagli “estremismi”. Più che Sangue sparso, abbiamo assistito a “Lacrime sparse”. Un’occasione persa. Un film da piangere.

Carlo Maria Breschi

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