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Modello di aula senza zaino – primaria Thouar-Gonzaga di Milano

Bari, 16 ott – Università “Aldo Moro” di Bari, 9-11 ottobre: va in scena il convegno nazionale delle Scuole senza zaino, preceduto dall’inaugurazione della prima “aula-tipo senza zaino”, destinata alla formazione degli insegnanti di primo e secondo grado (primo livello) sotto la guida di docenti universitari.

Scuole senza zaino: dalla Toscana alla Puglia

L’obiettivo … è sperimentare dei modelli innovativi per ripensare l’educazione scolastica e far sì che la scuola diventi uno luogo dove costruire una comunità migliore e più coesa”, ha sostenuto l’assessore comunale alla pubblica istruzione di Bari, Paola Romano, in apertura dei lavori. “Per questo abbiamo deciso di sostenere l’applicazione del modello scuole senza zaino, in quanto è un metodo che sviluppa l’autonomia degli alunni, il problem-solving che alimenta la costruzione del sapere, l’attenzione ai sensi e al corpo, la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni e la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua”.


Il modello, già sperimentato in Puglia in una scuola primaria di Bari e di cui si prospetta la diffusione in altri istituti sia del capoluogo sia in provincia (per esempio a Positano), proviene dalla Toscana, tanto il principale sponsor di questo percorso educativo, Enrico Rossi, appena l’altro ieri ne ha rivendicato il primato alla Regione da lui presieduta, annunciandone l’estensione oltre le 109 scuole e 37 istituti che oggi comprende. Tra la valorizzazione di band musicali e i finanziamenti per l’attività fisica, che sembrano comunque inessenziali, i giovanissimi studenti toscani – ma a questo punto italiani – vedranno in breve cambiare tutto il loro mondo. Salvo gli edifici che vengono giù a pezzi e gran parte dei quali, se fossero adibiti a uso residenziale, sarebbero dichiarati inagibili: provvedere al ripristino di una decente edilizia scolastica evidentemente non porta il consenso e i voti assicurati dai sogni per quanto illusori e fallaci.

Scuole senza zaino, che modello è?

In realtà, pochi mesi fa, con una intervista esclusiva a un’esperta del settore, smascherammo i difetti congeniti di questa modalità formativa totalitaria, deresponsabilizzante, egualitaria e collettivista, frutto delle peggiori sperimentazioni anglosassoni e in particolare americane, dove la scuola pubblica tocca il fondo nella scala della reputazione.

Dal momento che, a parziale differenza di altri campi della politica, nell’istruzione dei più giovani non è dato tornare indietro, è utile inquadrare una tendenza i cui danni rischiano di permanere per generazioni.

Doverosa premessa è il sostanziale fallimento della scuola italiana nata dalle follie sessantottine, non per giudizio astratto ma per cruda conoscenza dei dati – che per competenze sia logico-matematiche sia letterarie e linguistiche i giovani italiani toccano il fondo della classifica tra i paesi sviluppati.

Eppure il binomio delle scuola senza zaino – si noti la locuzione rassicurante e ottimista – fino alle secondarie di primo livello con le montanti polemiche sull’insegnamento della cultura classica nelle secondarie di secondo livello, rischia di peggiorare ulteriormente un quadro già fosco.

È ormai abbastanza chiaro, d’altra parte, come la sinistra nostrana alla ricerca di legittimità e di una nuova base ideologica si stia concentrando su determinate battaglie, alcune delle quali toccano direttamente la nazionalità, la tradizione, la sovranità e l’identità, e altre proiettate sul futuro e spacciate come regalo per le prossime generazioni. Tra cui appunto le scuole senza zaino, fondate sull’apprendimento di gruppo, sulla parità fra docente e allievo e sulla comunione e collettivizzazione del materiale scolastico.

Non soli nello smascheramento, alle proteste di insegnanti e studenti superiori dirette più in generale alla riforma denominata pubblicitariamente “buona scuola” non è tuttavia corrisposta quella del vero bersaglio della campagna “senza zaino” – i genitori – probabilmente attratti più dall’effimera prospettiva dello sgravo di peso dalle spalle dei figli che dal rischio che il vero peso da eliminare sia quello dell’individualità responsabile spalmata nella collettivizzazione forzata priva perfino della naturale gerarchia insegnante-allievi.

Assumendo anche soltanto per un attimo la buona fede di Enrico Rossi, e attribuendo la nuova sperimentazione alla volontà di conformarsi all’impetuosa corrente governativa, la sua crescente diffusione nazionale rappresenta per il governatore toscano certamente un successo, ma una vittoria di Pirro, perché la sua riuscita costerà l’educazione e la formazione di generazioni di giovani toscani e italiani.

Cosimo Meneguzzo

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