razzismo antibianco claudia rankineRoma, 14 mag – “La testata di Zidane è stata un incidente internazionale che va archiviato come razzista. Prima che si sapesse cosa aveva detto Marco Materazzi, gli esperti di lettura labiale avevano parlato di insinuazioni razziste diretta a Zidane. Poi abbiamo scoperto che gli aveva detto qualcosa tipo ‘Tua sorella è una puttana’. Quest’ammissione mi ha ricordato una teoria dello psichiatra Frantz Fanon il quale sosteneva che per insultare i neri gli europei di solito insultano le donne della loro vita”. Signori e signore: il delirio. Le boiate paranoiche che avete appena letto sono tratte da un’intervista a Claudia Rankine, scrittrice afroamericana autrice del libro Citizen, ospitata nell’ultimo numero de La Lettura del Corriere della Sera. Una vera e propria ode al razzismo antibianco.

Torniamo a Zidane e Materazzi. Secondo la Rankine, bisogna intendere il diverbio tra i due come un episodio razzista. Razzista nei confronti degli italiani, dobbiamo pensare, dato che ad avere fisicamente la peggio è stato il difensore azzurro, mentre l’aggressione è partita dal franco-algerino Zidane. E invece no: la Rankine ha saputo, tramite “esperti di lettura labiale”, che Materazzi aveva insultato razzialmente Zidane. Ma questo si è rivelato falso, si trattava semplicemente del più classico insulto alla sorella. Razzismo archiviato, quindi? No, perché Fanon diceva che si tirano in ballo le sorelle solo nelle dispute tra bianchi e neri (ma Fanon ha mai fatto 15 minuti nel traffico di una città italiana?). Ecco, una riflessione del genere, che un tempo sarebbe comparsa al massimo fra i commenti della compianta Indymedia, oggi assurge al livello di profonda riflessione sulle contraddizioni del nostro tempo. Tutta la conversazione, peraltro, si struttura attorno alla contrapposizione tra bianchi e neri, presi in blocco, ciascuno con un carico di colpevolezza e vittimismo che si spande su tutto il gruppo.

La Rankine è del resto creatrice dell’Institute of Racial Imaginary, che ha la “missione di restituire la verità durevole della razza”. Interessante, anche se per molto meno chiunque di noi vedrebbe la Digos alla porta. Subito dopo, tuttavia, la razza viene definita “un concetto del tutto inventato, che tuttavia opera con una forza straordinaria nelle nostre vite”. Chi ci capisce è bravo. Quello che comunque emerge con grande nettezza dall’intervista è che noi bianchi siamo tutti dei farabutti: “L’esperienza della colpa bianca non serve se le persone che la provano non capiscono sul serio quando le ingiustizie siano dolorose per chi le riceve e distruttive nei confronti di una società dove vige un’etica. Non si può ragionare in termini di alleanza [fra bianchi e neri]: la nozione stessa di alleato induce in errore perché presuppone che la dominazione e la violenza bianca siano individualmente e strutturalmente accettabili in assenza di vittime”. Quindi la “colpa bianca”è metafisica: esiste anche se non esiste alcuna vittima della terribile violenza bianca. C’è una parola per tutto questo: razzismo. Razzismo antibianco. L’unico che si possa oggi legittimamente esprimere sui giornali “colti”.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. La colpa Bianca è semplicemente l’instillazione nelle giovani menti Caucasiche di qualsivoglia “sentimento di colpa”, che molto spesso si tramuta in odio, verso i propri antenati. Sarà utile per aumentare il numero di etnomasochisti Europidi.

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