mostra siriaRoma, 6 feb – È stata inaugurata ieri una mostra fotografica organizzata dall’associazione di volontariato internazionale Solidarité Identités presso la Basilica di Santa Maria in Cosmedin, allestita con il patrocinio del ministero del Turismo siriano e in collaborazione con la Comunità Siriana in Italia. Tema della mostra è la distruzione del patrimonio storico archeologico siriano e resterà presso i locali della Basilica fino al giorno 14 febbraio con apertura dalle ore 12.00 alle 18.00 (fino alle ore 20.00 nei giorni festivi). In occasione della chiusura che avverrà domenica 15 febbraio alle ore 10.30, mons. Hilarion Capucci officerà la Messa per la pace in Siria.

Ieri sera, in apertura, ha avuto luogo un dibattito dal titolo “Libertà o terrorismo”, con la presenza di ospiti di rilievo dal punto di vista religioso, culturale e politico. Obiettivo della serata è stato quello di cercare di sopperire alle mancanze delle istituzioni italiane che hanno dichiaratamente ed evidentemente rinunciato ad intrattenere rapporti non solo diplomatici ma anche culturali con la Siria, precludendosi questa sinergia che è di fondamentale importanza per cercare di fare luce su tematiche quali libertà, terrorismo, sovranità; concetti che vedono i volontari dell’Associazione coinvolti quotidianamente, non solo per quanto concerne le missioni attuate in questo territorio, ma anche e soprattutto per una questione di conoscenza profonda della realtà che ci circonda e che questi ragazzi cercano di vivere, con il loro impegno, sempre in prima linea da protagonisti.

Il primo ospite ad aver preso la parola è stato Monsignor Hilarion Capucci, Arcivescovo di Gerusalemme, uomo da sempre impegnato nel dialogo a favore della sovranità e della libertà dei popoli, il quale ha descritto la Siria come una fortezza in macerie, come la colonna vertebrale del mondo arabo che si è tramutata da paradiso in inferno. “L’unico mezzo per favorire la pace nel paese è il dialogo tra i siriani, affinché si possa rendere questa terra indipendente, sovrana e prospera, attraverso il superamento delle trappole che ci vengono poste quotidianamente”, ha dichiarato.

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Un paese che sta cominciando a subire ciò che sta avvenendo in Siria da ormai quattro anni, in termini di violazione della sovranità e di distruzione del patrimonio archeologico, è l’Iraq, a causa dell’avanzata dell’ISIS. In questa prospettiva ha preso la parola l’Ambasciatore dell’Iraq presso la Santa Sede, S.E. Habeeb Mohammad Hadi Ali Al Sadr. Con un discorso volto a dimostrare fratellanza e comunità d’intenti tra i popoli iracheno e siriano, ha ricordato “le bandiere che abbracciano le tombe dei martiri per la patria” e “le trincee d’orgoglio e dignità” condivise dai due popoli.

Il membro dell’Alta Commissione degli Scienziati Islamici in Siria, l’Imam Ali Hasan Ramadan, ha dato una dimostrazione su quanto le fedi religiose in Siria abbiano da sempre convissuto in maniera pacifica: “Se hai visitato Roma e poi hai visitato Damasco riconoscerai le stesse strade sulle quali cammini; se hai visitato Damasco e poi hai visitato Roma riconoscerai lo stesso profumo del gelsomino” , ha dichiarato per sottolineare la condivisione culturale tra i nostri paesi. “L’amore è la vera sorgente del popolo siriano e non verrà mai prosciugata dall’odio degli assassini che uccidono in nome della democrazia e di una falsa libertà”, ha invitato la platea ad aprire gli occhi e a guardare oltre ciò che i media vogliono farci vedere. “La Siria è come una fenice”, ha affermato, “le cui ali sono una musulmana e l’altra cristiana”.

Monsignor Mtanious Haddad, rettore della Basilica e padrone di casa, ha posto l’accento sulla genuinità del dialogo interreligioso che avviene in Siria “non solo per l’arco temporale di tre giorni nei grandi alberghi di lusso per produrre la stesura di un documento spesso fine a se stesso, ma quotidianamente, nelle scuole, nelle strade, negli ospedali, da 14 secoli ad oggi”. L’unica soluzione per porre fine al terrorismo, secondo Padre Haddad, è quella di chiudere le frontiere con la Turchia, prosciugare i pozzi del Qatar e fermare i finanziamenti destinati a questo nuovo terrorismo di matrice internazionale.

Altro ospite di rilievo della serata è stato il reporter di guerra e giornalista Gian Micalessin, che ha dedicato la sua vita ad un tipo di informazione concreta, portando la verità della sua testimonianza diretta su carta. Ha raccontato del suo viaggio in Siria, intrapreso nel 2012, dove, sconcertato, si chiedeva se fosse davvero possibile l’esistenza di una guerra in cui fosse così netto il distacco tra “buoni” e “cattivi”, come i media occidentali volevano farci credere. Micalessin voleva vedere una verità diversa, nonostante fosse consapevole del fatto che ben pochi lo avrebbero creduto.

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Fondamentale è stato l’intervento di Osseyn Morelli , dell’Associazione Imam Mahdi, che ha sottolineato come per la religione islamica sia fondamentale combattere gli oppressori e difendere gli oppressi.  Al fine di dare un vero quadro della situazione in Siria e nelle zone limitrofe, è intervenuto il direttore dell’Istituto Culturale Iraniano, Dr. Pourmarjan, il quale ha enunciato le bellezze archeologiche e storiche di questa zona del mondo posta sotto attacco e ha affermato come “i cari amici siriani non accetteranno mai umiliazioni in termini di sovranità; la Siria unita e pacificata è responsabilità dell’umanità intera”.

In chiusura, è intervenuto il Dr. Jamal Abo Abbas, presidente della Comunità Siriana in Italia, che attraverso l’enunciazione di dieci semplici punti è riuscito a far comprendere al pubblico i reali motivi di questa guerra.

Secondo i dati ufficiali sono 300 i siti di interesse archeologico danneggiati, di cui 24 completamente distrutti . Tuttavia è da notare come i dati ufficiali rappresentino soltanto una minima parte di quello che accade davvero. Oggi, mentre il terrorismo continua a mietere le sue vittime (secondo una notizia di ieri mattina Damasco è stata colpita di 40 razzi provocando la morte di 4 persone e causandone il ferimento di 40), anche le radici del popolo siriano sono fortemente minacciate. In quella terra giacciono i frammenti di un passato glorioso, segni indelebili di una grandezza che ci unisce anche e non solo nel solco di alcune civiltà quali quella greca e quella romana. Ogni bomba che cade su quel patrimonio storico e ogni opera d’arte trafugata dai terroristi e rivenduta come fonte di finanziamento al mercato nero, rappresenta una bomba e un furto alla nostra civiltà.

Aveva dunque ben ragione Andrè Parrot, archeologo francese di inizio Novecento e primo direttore del museo Louvre di Parigi: “Ogni persona civile in questo mondo deve dire che ha due patrie, la propria e la Siria”.

Ada Oppedisano

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