Sironi, matita e spada de “Il Popolo d’Italia”

Sironi_IlPopolod'talia (4)Milano, 9 dic – Mario Sironi è stato spesso ritratto come un Michelangelo del XX secolo. Non solo in quanto gigante dell’arte italiana, ma anche e soprattutto per il gigantismo delle sue opere. Sironi è la “Grande decorazione”, la pittura muraria, il vasto mare della parete solcato da un tratto forte. Sironi affidava a questi squarci di assoluto il compito di riaffermare il primato dell’arte italiana e di educare le masse. Una lezione epica, etica ed estetica che poteva essere raccontata solo sui muri, perché una tela e un cavalletto non avrebbero retto il peso della funzione sociale che l’arte, secondo lui, doveva avere nello Stato fascista. La cornice non poteva contenere quell’epoca “di miti grandiosi e di giganteschi rivolgimenti”, che necessitava di un’arte come rito collettivo e non come culto privato. Un’arte a misura di popolo, non di “sepolcro di famiglia”.

Eppure accanto a questa impalcatura votata all’infinito e ad un paradigma universale, Sironi affiancò un’attività febbrile e quotidiana, volta a descrivere il contingente e a essere consumata in pochi secondi. Si tratta delle illustrazioni eseguite per un ventennio per Il Popolo d’Italia, il giornale – la voce – di Benito Mussolini. Sironi viene chiamato nel 1921 e creerà fino al 1942 circa duemila tavole, spesso producendone più di una al giorno. Il suo approccio alle vignette è quello dell’artista “militante” da lui teorizzato, da un lato celebrando il fascismo e dall’altro colpendone con la satira i nemici: i partiti di opposizione, gli esponenti del vecchio liberalismo, i quotidiani antifascisti (fra tutti il Corriere della Sera di Albertini), le democrazie occidentali, il comunismo russo.

Sironi_IlPopolod'talia (2)Con le sue illustrazioni Sironi non solo marchierà l’immagine del giornale (emblematiche le illustrazioni per le campagne di abbonamento), ma influenzerà la storia del disegno politico dei decenni a venire. Lo farà mostrando come creare volumi di plasticità scultorea con pochi tratti, come cogliere i segni e i simboli visivamente più forti ed efficaci, come utilizzare il bianco e il nero, il vuoto e il pieno. Lo farà ancora con i giochi di parole (il PSU che diventa sistematicamente “Pus”; il PP collegato in modo onomatopeico all’urina), con le sintesi fulminanti (il “pugno di mosche” è l’immagine con cui rappresenta i risultati delle riunioni socialiste), con le caricature.

Il contrasto fra il Sironi monumentale e il vignettista sembra insanabile: il ‘grande’ contro il ‘piccolo’, l’eterno contro l’effimero, il ciclo educativo e simbolico contro il battito sintetico della satira. Nonostante ciò la grande decorazione e la vignetta si parlano e si riconoscono. Si riconoscono i tratti portanti di Sironi in entrambe: la potenza del segno, la sintesi compositiva, la verticalità, la costruzione architettonica delle masse, l’arguzia. Del resto il pittore considerava le sue opere di piccolo formato come frammenti di pittura muraria. Non a caso le illustrazioni per Il Popolo d’Italia verranno riprese da Sironi come modelli per affreschi, vetrate, sculture. Ed è proprio in una rubrica su quel giornale che traccerà la prima formulazione del concetto teorico e pratico della pittura murale.


Sironi_IlPopolod'talia (3)Il sodalizio fra Mario Sironi e Il Popolo d’Italia non si è fermato solo alle illustrazioni e agli articoli.
Il pittore nato a Sassari ne curerà i padiglioni a fiere nazionali e internazionali; all’interno della “Mostra della Rivoluzione Fascista” del 1932, realizzerà la riproduzione del “covo”, la prima mitica redazione del giornale di Mussolini. Inoltre sarà sempre Sironi sia a ideare le decorazioni scultoree per la nuova sede del giornale a Milano (fra tutte il bassorilievo di marmo di Carrara della facciata: Il Popolo italiano), sia a collaborare strettamente con Giovanni Muzio nella stessa progettazione dell’edificio.

Sarà proprio all’ultimo piano di quel palazzo che verrà collocata, dopo un certo pellegrinare, una delle opere monumentali più importanti di Sironi: L’Italia corporativa, il suo primo esperimento musivo. La migliore metafora, quella del mosaico, per rappresentare l’anelito totalizzante della sua arte. Arte ‘una e trina’, con l’architettura al centro con il compito di coordinare – e farsi completare – da pittura e scultura. Le leve antiche e moderne su cui si è mosso Sironi, gigante sulle spalle dei giganti.

Simone Pellico

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