Roma, 6 apr – “L’Islam è conquista e Roma è già conquistatadice il rassicurante vegliardo intervistato da Marianna Canè in un servizio della trasmissione di Rete 4 “Dalla vostra parte” (Rete Quattro) sull’islamismo radicale in Italia.

L’interlocutore non si ritiene affatto un radicale e non dà valore a distinzioni che nascono all’interno delle affannose ermeneutiche occidentali del fenomeno: “Non c’è islam moderato o radicale. C’è l’islam”. Un altro intervistato più giovane ribadisce cosa sia per lui essere islamico: “Mangio come mangia il Profeta, dormo come dorme il Profeta, bevo come beve il Profeta” e in questa rigidità normativa si infrangono i tentativi europei di creare un euro-islam (che ricorda un po’ le patetiche rappresentazioni dell’euro-comunismo al tempo della cortina di ferro). La giornalista chiede all’anziano capo della congrega di integralisti che si sposta di moschea in moschea per richiamare i mussulmani residenti in Italia a una perfetta adesione al vero Islam come si comporterebbe di fronte a una donna che gira in abiti un po’ troppo succinti. La risposta è schietta: “Bisogna picchiarla, non dico di ucciderla, ma comunque di farle paura affinché capisca che ha sbagliato”.

Inutile stupirsi per queste frasi. Bisogna essere ingenui o in malafede per ritenere che l’islam del terzo millennio sia quello della miliardaria per connubio Afef. In realtà ovunque la presenza mussulmana si addensi nelle metropoli occidentali il risultato è grosso modo quello espresso dagli islamici intervistati. In una banda di oscillazione più o meno ampia si manifestano comportamenti che coerentemente si ispirano a modelli fissati nell’alto medioevo mediorientale.

E tuttavia al di là delle ovvie prese di posizioni etiche colpisce nel reportage l’insistenza su Roma e sulla sua conquista anche con argomentazioni logicamente fallaci. Dice il leader della congrega: “Roma è già conquistata perché lì abbiamo la più grande moschea d’Italia e vi sono altre nove moschee. Inoltre si può girare liberamente in abiti islamici e si possono fare feste islamiche in piazza”. Elementi di costume significativi ma che logicamente non dimostrerebbero un pieno possesso della capitale. Il vegliardo islamico aggiunge una chiosa che fa riflettere: “Le braccia degli italiani sono aperte all’Islam”.

Il mussulmano medio interpreta – e come dargli torto – l’accoglienza come sottomissione, la disponibilità come riconoscimento di una superiorità del mondo valoriale islamico. E “l’Islam è conquista” oggi come nell’ottavo secolo avanti Cristo. Meglio di mille interpreti occidentali, alla Cardini, l’integralista intervistato da Rete 4 spiega l’essenza di una religione squisitamente politico-militare.

Ma perché l’enfasi su Roma e sulla sua conquista? Abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di spiegarlo in un saggio pubblicato a inizio 2018 dalle edizioni Solfanelli: “Profezie e Previsioni per il XXI secolo”. Nel saggio c’è un capitolo specifico intitolato “Roma Antiroma Terza Roma” in cui si dà ampio spazio ai detti del profeta che indicano la conquista di Roma (della “prima Roma”) come punto cruciale dell’affermazione mondiale dell’Islam.

Si potrebbe discutere a lungo sul contesto storico in cui quelle profezie furono elaborate e attribuite al profeta Maometto, ma in realtà il punto non è se quelle profezie siano realmente state pronunciate da Maometto. Il punto è che un miliardo di credenti le ritiene autentiche e infallibili. Nel saggio si cerca di dimostrare come il tema della “conquista di Roma” sia sentitissimo oggi dall’Isis – che ha costruito più di un video di propaganda su questo motivo – così come da certi ambienti di mussulmani moderati che magari si dichiarano lontani dal sedicente Stato Islamico o dagli eccessi di franchezza dell’integralista intervistato dalla Canè e che tuttavia si danno appuntamento davanti al Colosseo per una preghiera all’aperto che è una dimostrazione di forza di fronte alla pallide classi dirigenti italiane. Di forza proiettata alla conquista di Roma.

Il paradosso è poi che questi fervidi credenti attribuiscono alla Città una importanza storica che sfugge a quei politici che l’hanno ridotta a epicentro di intrighi parlamentari o a quei vescovi – italiani o argentini che siano – che l’hanno ridotta a zerbino delle proprie trame geopolitiche.

Alfonso Piscitelli

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4 Commenti

  1. Mi dispiace ma il problema non è l”islam radicale ma l”Islam in sé che è radicale per sua natura come lo era Maometto e come è prescritto nel Corano e come lo dimostrano 1400 anni di storia e di espansione islamica. Il problema non è il radicalismo ma l”Islam che è il nazismo maomettano praticato e codificato da Maometto che fu il primo mussulmano, il primo islamico, unico modello perfetto per tutti gli altri.

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