Barcellona, 9 ott – A seguito della crescente instabilità in Catalogna, la settimana scorsa è cominciato un vero e proprio pellegrinaggio da parte di grandi aziende verso altre città spagnole, in grado di garantire la certezza giuridica e l’appartenenza all’Unione Europea.

La minaccia del governo Puigdemont di dichiarare l’indipendenza unilaterale di Catalogna nei prossimi giorni – il 10 ottobre esattamente – non è stata gradita da alcune multinazionali che hanno la loro sede principale a Barcellona. Diverse società quotate, finora domiciliate in Catalogna hanno già sofferto le conseguenze della situazione politica e hanno deciso di spostare la loro sede a Madrid o in altre città spagnole. La prima a farsi avanti è stata la biotecnologica Oryzon, a cui ne sono seguite altre, tra cui la compagnia energetica Gas Natural. A sua volta, molte piccole e medie imprese hanno lasciato Catalogna la settimana scorsa.

La banca catalana è molto preoccupata da questo limbo giuridico in cui potrebbe cadere senza la protezione della Banca Centrale Europeo. Così, il banco Sabadell si è affrettato a cambiare sede a Alicante, nella Comunità Valenciana, per rimanere sempre dentro ai confini della UE.

Altrettanto ha fatto CaixaBank, un simbolo storico del potere economico catalano, trasferendo la sua sede a Valencia. Lo scorso lunedì 2 ottobre, invece, i suoi lavoratori hanno lasciavto per un attimo le sedie in ufficio e sono scesi in piazza per attraversare la Diagonale, una delle strade principali di Barcellona, al grido di “abbiamo votato” e di “le strade saranno sempre nostre” (sic). Agli alti dirigenti della Caixa la manifestazione non ha importato molto. Anzi, hanno sfruttato una riforma approvata in maniera urgente dal governo di Rajoy per cambiare la loro sede sociale senza dover convocare agli azionisti.

Se questa fuga continua, la Catalogna promessa può perdere gran parte del suo tessuto imprenditoriale, visto che sono ancora molte le società domiciliate a Barcellona, o in altre città catalane, che non si sono pronunciate (Nike, Nestlè, Unilever, Ferrero, Danone, per citarne alcune) ma che potrebbero fuggire velocemente dopo una dichiarazione unilaterale di indipendenza.

L’immagine economica della Catalogna indipendente va così in frantumi, contravvenendo uno dei principali argomenti dei secessionisti, ovvero che la nuova Catalogna disporrebbe finalmente di tutta la sua legittima ricchezza, che adesso viene derubata dalla Spagna. Tutt’altro, le grandi aziende di indipendenza non ne vogliono sapere e non ci pensano due volte a partecipare a questo esodo imprenditoriale.

Tutto ciò non riguarda solo l’aspetto economico, perchè anche sul piano simbolico gli indipendentisti restano soli dal momento che tra le aziende che hanno già lasciato Catalogna ce ne sono molte che hanno una forte identità catalana come Agbar (Aguas de Barcelona) o le suddette banche Sabadell o Caixabank. Molte altre aspettano ancora l’evoluzione degli eventi ma hanno già avvertito che se ne andranno se la situazione peggiorerà, come la compagnia assicurativa Catalana Occidente o le emblematiche produttrici di spumante Freixenet e Codorniu.

Laura Portoles

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