Roma, 12 nov – La Melegatti, storica azienda veronese che per decenni ha prodotto pandori e dolci per le nostre tavole, ora rischia di cadere in mani straniere. La crisi finanziaria che sta vivendo da alcuni mesi – con stipendi non erogati dallo scorso mese di agosto e i libri della società portati in tribunale per la richiesta del concordato preventivo – volge ad una soluzione che sicuramente salverà il marchio e gran parte dei dipendenti, ma che non è certamente quella auspicata dalle migliori previsioni.

Un piano di salvataggio è sul tavolo delle trattave e proviene dal fondo maltese Abalone che però sulla vicenda mantiene il più stretto riserbo. La Abalone Asset Management Ltd con sede a Pieta cittadina situata appena fuori la periferia di La Valetta a Malta, è un giovane fondo di investimenti che da qualche anno si muove sui mercati finanziari europei. Lo scorso 31 ottobre, all’unanimità, il consiglio di amministrazione della Melegatti ha approvato la richiesta di concordato preventivo a seguito della profonda crisi finanziaria attraversata dalla società veronese. La porta per un piano di salvataggio da parte di eventuali investitori interessati all’operazione era stata di fatto aperta. E’ a questo punto che il fondo maltese Abalone si è fatto avanti, senza purtroppo rilasciare commenti sulla vicenda. Secondo altre indiscrezioni ci sarebbero anche parti terze disposte ad entrare nella società non appena la crisi sarà risolta.

Il piano di salvataggio prevede un innesto di liquidità pari a circa 16 milioni di euro. Di questi, 6 milioni verrebbero erogati immediatamente per permettere alla produzione della Melegatti di riavviare l’attività consentendo ai lavoratori di tornare in tempo per produrre 1,57 milioni tra pandori e panettoni per le prossime festività natalizie. I rimanenti 10 milioni di euro arriverebbero prima delle altre festività pasquali. Un’operazione, questa, che secondo indiscrezioni, dovrebbe permettere il risanamento dei conti e il pagamento dei fornitori e degli stipendi arretrati.

Ora bisognerà attendere il via libera del tribunale e successivamente verranno nominati due commissari che analizzeranno e certificheranno la situazione economica e finanziaria della Melegatti. Se tutto procederà nei tempi previsti, gli stabilimenti torneranno in attività. La notizia di un piano di salvataggio ha fatto sciogliere il presidio che era stato messo in piedi dai lavoratori davanti all’impianto di San Giovanni Lupatoto.

Le leggi liberiste, imposte come un dogma dall’Unione europea, impediscono allo Stato di poter intervenire in situazioni drammatiche come quelle sopra descritte. Una volta c’era l’Iri che salvava e permetteva la salvaguardia dei posti di lavoro e di storiche aziende italiane permettendo alla ricchezza prodotta di non uscire al di fuori dei confini nazionali. Oggi con rammarico assistiamo impotenti alla cessione di pregevoli realtà produttive italiane in mani straniere.

Giuseppe Maneggio

 

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