Roccasecca, 10 feb – Lo stabilimento dell’Ideal Standard di Roccasecca (in provincia di Frosinone) dopo cinquantacinque anni di attività, chiuderà per sempre. Il quattordici febbraio scatterà la procedura di licenziamento per trecentoventi dipendenti, inoltre rimarranno a spasso anche centocinquanta lavoratori dell’indotto. La campagna elettorale, però, incombe e quindi il governo cerca di limitare i danni. Per questo lunedì prossimo il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda incontrerà l’assessore regionale al lavoro Lucia Valente, la dirigenza dell’azienda e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di far rilevare il sito dalla Saxa Gres di Anagni. . L’intesa fra i due gruppi industriali sarebbe a buon punto. Nei prossimi giorni vedremo come andrà a finire. A questo punto è utile capire quali sono le vere ragioni della dismissione dello stabilimento ciociaro da parte di Ideal Standard. Tra le tante vertenze aperte presso il ministero dello sviluppo economico questa, infatti, sembra essere una vicenda marginale. Purtroppo, non è così. Vediamo perché.

La multinazionale americana è leader nel settore dei sanitari. A Roccasecca si producono 850 pezzi al giorno. Parliamo di manifatture di alta qualità. Il personale è altamente qualificato e fortemente motivato nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. Inoltre, siamo in presenza di un’azienda sana con un bilancio in crescita: nel 2016 registriamo un risultato di esercizio pari a 1.779.000 euro, mentre l’anno precedente era stato di 939 mila euro. Nel 2016 i due stabilimenti di Trichiana nel bellunese (l’unico che rimarrà attivo) e di Roccasecca hanno prodotto 1.149.000 pezzi ceramici mentre l’anno prima erano stati 985.000 con un incremento del 16 per cento. Con un valore di produzione nel 2016 di 68.921.000 euro, circa tre milioni e mezzo in più rispetto al 2015.  Nonostante questi dati, a dir poco lusinghieri, Ideal Standard ha deciso di delocalizzare in Romania (dove i costi di produzione sono più bassi) per ampliare i margini di ricavo.

Certo i dirigenti della multinazionale dei sanitari corrono un bel rischio: la qualità del prodotto rischia di essere compromessa. Il know how dei lavoratori italiani non può essere trasferito come un capannone. Ogni multinazionale, però, si muove secondo le regole del capitalismo finanziario soprattutto se nel Consiglio d’amministrazione c’è un fondo di private equity a dettar legge. Correva l’anno 2007, quando il Fondo d’investimento  Bain Capital Partners entrava nel Cda di Ideal Standard. Questo tipo di attività finanziarie cercano di massimizzare i profitti nel breve periodo senza tenere in minima considerazione né il futuro dell’azienda né la sorte dei lavoratori. Nel 2007 in Italia erano concentrati quattro stabilimenti per la produzione di ceramica sanitaria (Orcenico, Trichiana, Roccasecca e Brescia) e uno di rubinetterie, con oltre 2.100 addetti, oggi è rimasto solo quello di Tirchiana. Quanto detto ci dimostra come la grande finanza può decidere le sorti dell’intero sistema manifatturiero italiano.

 

Salvatore Recupero

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  1. Siamo,come letto e detto al cortocircuito, ovvero in nome dei ricavi e di una minore tassazione le aziende si trasferiscono nei “paradisi” del lavoro sottocosto ma i sindacati collusi con l’ideale globalista sorosiano ragliano come somarelli al vento,ben consapevoli dei loro gravi errori……….in primis l’ignavia dei presunti capitani d’industria italici che appena vedono un po di pecunia vendono pezzi di competenza italiana e in seconda istanza una politica governativa vergognosa che , pur di mantenere e foraggiare una casta indegna , una invasione africana e soldi a pioggia per centri sociali, sodomiti e “genderia” varia , ha portato la tassazione ai livelli di sudditanza e schiavitù del peggior medio evo…….per cui o ci aiutano da soli uscendo da europa,euro e direttive varie e impedendo la corrente invasione oppure non ci resta che soccombere.

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