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Primo incontro pubblico di un AD di un gruppo petrolifero occidentale con i rappresentanti iraniani dopo l’accordo sul nucleare del mese scorso

Vienna, 6 dic – Si è svolto a Vienna, al termine del meeting dell’Opec (organizzazione dei paesi produttori di petrolio) un incontro tra il ministro iraniano del petrolio, Bijan Namdar Zanganeh, e l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni: i due hanno parlato di investimenti italiani in Iran, ora che le sanzioni nei confronti della Repubblica islamica sono state sospese (per sei mesi) a seguito dell’accordo raggiunto a Ginevra sul nucleare iraniano.

Sono sette i gruppi occidentali che hanno manifestato l’intenzione di investire in Iran, mentre nei giorni scorsi Teheran ha fatto sapere che c’è l’intenzione di arrivare quanto prima all’esportazione della massima possibilità attuale del Paese, cioè 4 milioni di barili al giorno. Una espressa volontà finalizzata a far risalire la china alla nazione persiana vistasi scivolare dal secondo al sesto posto tra i paesi produttori di petrolio a causa delle sanzioni.

La ricomparsa sul mercato del greggio iraniano ha sicuramente un effetto stabilizzante dei mercati, vita la difficoltà di approvvigionamento in Libia a causa del caos in cui versa il Paese: lo stesso impianto di Mellitah, gestito da Eni in join venture con Noc e partenza delle condutture libiche per l’Italia, va a singhiozzo, a causa dell’occupazione di elementi armati tribali.

Va detto che l’Italia, a differenza di altre potenze occidentali, ha saputo tenere aperta la porta con l’Iran anche in periodi meno semplici, arrivando persino a gestire gli interessi diplomatici del Canada una volta che questi aveva voluto chiudere la propria rappresentanza diplomatica a Teheran.

Giuseppe Maneggio

 

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