frecciarossaRoma, 27 ago – Fiumicino, Malpensa e Venezia Tessera. E’ da questi scali che partirà l’integrazione aereo – alta velocità ferroviaria. L’accordo è stato siglato nella giornata di ieri fra il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, e le Ferrovie dello Stato italiane.

Circa 3 miliardi in tutto il costo dei collegamenti, per i quali ancora non è stato firmato alcun protocollo tecnico ma, sottolinea Lupi, ad oggi «ci sono tempi certi». Entro l’anno verranno così presentati i primi studi di fattibilità, mentre il ministero si impegna a reperire le coperture finanziarie non più tardi della fine di febbraio 2015.

Una celerità sorprendente se si pensa che i tempi di realizzazione di infrastrutture di questo tipo sono, in Italia, nell’ordine degli anni. Rimpalli di competenze, conferenze di servizi, aggiudicazione degli appalti e controversie legali che ne seguono posso rallentare i lavori fino ad arrivare ai paradossi del completamento dell’opera quando questa ormai non è più utile o necessaria.

Non sembra questo il caso. Il motivo non è lo sblocca-Italia e nemmeno una riforma-lampo nel codice degli appalti. Più prosaicamente, si rientra in quello che è l’accordo ormai definitivo fra Alitalia ed Etihad. La compagnia degli Emirati Arabi Uniti ha infatti posto, fra le condizioni per l’investimento nella fu compagnia di bandiera, il poter disporre di collegamenti con l’alta velocità ferroviaria tali da renderla direttamente fruibile dagli scali aeroportuali stessi. Si legge nel comunicato congiunto Ferrovie-Ministero che «I piani terranno conto anche dello sviluppo della domanda di traffico prevista per i tre hub aeroportuali». Hub che sembrano essere proprio quelli che verranno potenziati a seguito dell’ingresso della compagnia emiratina.

Più che annunci, sul fronte dell’intermodalità si è piuttosto assistito negli ultimi anni ad un totale immobilismo, sia da parte delle istituzioni che da parte degli operatori del settore. Nonostante le rassicurazioni di Lupi («Investiamo perché ce lo chiede un paese moderno») è fin troppo evidente che sono serviti i 500 e più milioni freschi di Etihad per risolvere uno dei tanti colli di bottiglia nel sistema infrastrutturale italiano, strozzature per risolvere le quali sarebbe bastata la logica. Senza bisogno dell’ “aiutino” da fuori.

Filippo Burla

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