Roma, 14 nov – La legislatura sta giungendo a conclusione, il governo ormai è in piena smobilitazione ma evidentemente la questione agenzie fiscali sta talmente a cuore all’attuale maggioranza che, ad appena quattro mesi dallo scioglimento delle camere e a distanza di due anni e mezzo dalla ormai nota sentenza n. 37 della Corte Costituzionale, non si dà per vinta e pretende di imporre regole che di fatto andranno a ripristinare la situazione antecedente la sentenza stessa.

L’onorevole del Pd Silvio Lai, relatore del decreto fiscale, ha presentato un emendamento, adesso all’esame della Commissione Bilancio del Senato, che riconoscerebbe una autonomia rafforzata alle agenzie fiscali e in tale ambito ammetterebbe regole speciali in materia di reclutamento dei dirigenti, in deroga rispetto a quelle generali di selezione del personale dirigenziale nella pubblica amministrazione.

agenzie fiscali dogane demanio entrateNell’emendamento in questione, infatti, in primo luogo verrebbe lasciata la possibilità alle agenzie fiscali di assumere dirigenti esterni con contratti  ex art. 19 comma 6 del Decreto legislativo 165/2001, possibilità di cui l’Agenzia delle Entrate ha già fatto ampio uso assumendo come “esterni” semplici funzionari interni che si sono ben guardati dal licenziarsi, bensì mettendosi in aspettativa non retribuita. In secondo luogo, la riforma prevederebbe che nei concorsi per dirigenti, i funzionari che in passato avessero ricoperto incarichi dirigenziali o posizioni organizzative (siano esse speciali o temporanee) per almeno due anni sarebbero esentati dall’eventuale prova selettiva. Il resto del concorso, poi,  consisterebbe in “una prova scritta, a carattere pratico, e in una orale finalizzate ad individuare le capacita cognitive e le competenze manageriali attinenti alle diverse tipologie di compiti istituzionali dell’agenzia che bandisce il concorso”. E per finire sarebbe prevista anche una riserva di posti del 50% per il personale delle agenzie fiscali con almeno 10 anni di anzianità nella terza area.

Quindi, se consideriamo che gli attuali dirigenti esterni ex art. 19, comma 6 e i funzionari attualmente assegnatari delle POS e delle POT altri non sono che quasi tutti i vecchi dirigenti incaricati “defenestrati” dalla Corte Costituzionale, è evidente che si tratta dell’ennesimo tentativo di aggiramento della sentenza della Consulta e di ricollocamento al loro posto di tutte quelle persone  che ricoprivano incarichi dichiarati illegittimi fino al marzo 2015. Peraltro, una norma simile suonerebbe come un’ulteriore beffa per tutti gli altri funzionari che si vedrebbero costretti a sostenere la prova selettiva al pari degli esterni, prova notoriamente nozionistica e che potrebbe mettere in seria difficoltà chi non è più fresco di studi, a maggior ragione se teniamo conto della riserva di posti del 50% per tutti coloro già in servizio da almeno 10 anni con la qualifica di funzionari.

Dall’aprile 2015 ad oggi non si contano più le manovre attuate in Parlamento per riportare le agenzie fiscali all’organizzazione precedente la sentenza. Dopo diversi tentativi di sanatoria ex lege adesso si è pensato di ammantare il tutto di legalità prevedendo un concorso fatto su misura e formalmente rispettoso dei principi costituzionali di accesso alla dirigenza pubblica ma, come abbiamo visto sopra, solo formalmente.

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