Agricoltura: una filiera di confusione

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Problemi dell’agricoltura in Italia: stano spingendo ad abbandonare il settore primario?

Roma, 8 ott – Impresa non certo semplice elencare e descrivere puntualmente le decine di problematiche che attanagliano l’agricoltura italiana, molto più semplice intuire quale possa essere la ratio della maggior parte dei provvedimenti che la riguardano: indurre ad un inesorabile abbandono del settore primario. Affermazione ardua ma tremendamente realistica se si vanno ad analizzare le conseguenze dovute al ritardo dei Programmi di sviluppo regionali, all’avvio della procedura di pagamento diretto in base alla nuova normativa della Politica agricola comune,  alle drastiche e illogiche decisioni in merito alla questione Xylella, alla pesante burocrazia, alle scellerate, in quanto indistintamente tollerate,  importazioni che seguono le logiche del mercato al ribasso ed inquinano l’autenticità dei prodotti e la giusta concorrenza.

Agricoltura e Pac 2014-2020

Il tema della Convergenza, interna ed esterna, è il nodo essenziale della Pac 2014-2020. Obiettivo della riforma è una sostanziale uniformità degli aiuti, da raggiungere entro il 2019, nei confronti degli agricoltori attivi in base alla media europea, seguendo il cosiddetto modello irlandese, e ad un Valore Unitario Nazionale, decisamente basso in base ad un coefficiente di calcolo deciso dalla Comunità Europea, al quale si sommeranno Greening, Pagamento accoppiato, Riserva Nazionale, Giovani agricoltori…  giusto per rendere ancora più complessa la questione, sia per l’ente erogatore che per gli agricoltoriImmaginare uno scenario di equilibrio, laddove quest’equilibrio è un’utopia, è una vera criticità: ad esempio, per un agricoltore attivo italiano le spese di gestione, la pressione fiscale, i contributi, sono superiori al doppio rispetto alla maggior parte degli agricoltori comunitari, i quali ad ogni modo, beneficeranno dello stesso identico premio entro il 2019. Intanto Agea, l’ente per l’erogazioni in agricoltura, il 3 ottobre ha completato la procedura per il calcolo dei titoli provvisori, anche se mancano da implementare ancora molti aspetti: calcolo del guadagno insperato, calcolo dei titoli dalla riserva nazionale, esecuzione dei controlli amministrativi; i titoli definitivi, con il numero e l’importo esatto del loro valore, saranno comunicati  solamente al termine delle procedure di calcolo e di controllo di tutte le domande, con un termine ultimo stabilito per il 1 aprile 2016.

Psr, peggio della Pac

Altrettanto sconfortante è la questione PSR, Programmi di Sviluppo Rurale. Come la Pac, peggio della Pac, l’indicazione del periodo 2014-2020 è semplicemente una data priva di alcun significato:  i Programmi di sviluppo rurale 2014-2020 delle Regioni italiane corrono il rischio di essere approvati non prima del via libera al Bilancio comunitario 2015, previsto per la prossima primavera. Il rischio è quello di perdere un intero anno di operatività e di destabilizzare i programmi di imprenditori e coltivatori diretti. Troppo importanti i contenuti dei Programmi: la diversificazione delle attività delle aziende, gli incentivi per il biologico,  il recupero delle strutture rurali, gli aiuti ai giovani agricoltori, la creazione di agriturismi, le colture alternative per la tutela dell’ambiente, le sovvenzioni per i corsi di formazione, lo sviluppo delle filiere e innumerevoli altre misure, ossigeno puro per ogni singolo agricoltore.

Le decisioni riguardo la questione Xylella rappresentano una netta presa di posizione del nostro Governo, avente il chiaro intento di mettere in ginocchio il comparto olivicolo e non solo; l’anarchica ed impotente importazione di merce priva di qualità contamina il cibo che ingeriamo quotidianamente, induce il mercato a sprofondare nell’abisso dello sfruttamento e costringe migliaia di agricoltori italiani ad abbandonare la terra e lasciarla incolta; in fondo, la Pac sovvenziona anche il “riposo” del terreno. Chiedetevi il perché.


Camillo Villani Miglietta

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Una risposta a Agricoltura: una filiera di confusione

  1. Marco Maria 11 ottobre 2015 a 10:19

    Cosa possiamo aspettarci quando ad oggi non sappiamo ancora se i pomodori provengono da zone a rischio e se l’olio d’oliva e’ parzialmente o totalmente coltivato in Italia? Mozzarelle prodotte in Polonia, bresaola solo lavorata in Italia ma prodotta con carni di zebu’ argentino, zucchine marocchine ecc. La legge sulla tracciabilita’ con apposita etichetta? Altro che eccellenze ,si favoriscono solo i grandi gruppi con disinformazione ad hoc. Ricordate il famoso “olio ligure da olive liguri “? Dovrebbero obbligatoriamente inserire su etichetta finale i seguenti dati: a- paese (inteso come stato) di coltivazione e/o allevamento, b- paese di lavorazione del prodotto, c- percentuale ,se esistente, come al punto “a” del prodotto preso in considerazione al fine di evitare l’attuale vergognosa dicitura ” olii prodotti in EU” !!!!!!.

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