Alitalia approva il piano industriale. Rinviato il termine per l’aumento di capitale

AlitaliaRoma, 14 nov – Riduzione delle rotte a medio raggio, mantenimento di quelle a lunga distanza, miglior utilizzo della flotta con conseguente messa a terra di alcuni velivoli. Queste, in sintesi, le scelte fatte dall’amministratore delegato di Alitalia Gabriele del Torchio votate alla riduzione dei costi e all’efficientamento delle risorse attualmente a disposizione.

Scendendo nei dettagli, il piano prevede un taglio dei posti di lavoro per almeno 2000 unità –principalmente lavoratori stagionali– e risparmi complessivi per 200 milioni di euro. L’obiettivo è garantire alla compagnia l’operatività almeno nel breve termine, rintuzzando le perdite che ad ogni ora di volo consumano la poca cassa rimasta a disposizione.


Scelte non sufficienti a convincere i soci franco-olandesi, che infatti hanno votato in senso contrario. Troppo ottimistiche, a loro giudizio, le previsioni sui volumi di traffico e mancanza di misure adeguate alla riduzione del debito. Non è tuttavia da escludere che la posizione di Parigi sia un modo per prendere tempo e arrivare, nonostante la rassicurazioni, a non sottoscrivere l’aumento di capitale. Quella che poteva essere una compagnia da regionalizzare –in un segmento di mercato nel quale la concorrenza delle compagnie a basso prezzo rende pressoché inutile qualsiasi tentativo di trovare dei margini– sembra infatti orientata a mantenere se non addirittura potenziare la propria vocazione internazionale. Con ovvie conseguenze sul piano della concorrenza diretta.

Il cda che ha approvato il piano ha inoltre prolungato la finestra entro la quale sarà possibile procedere con l’aumento di capitale. Finora sono stati raccolti circa 130 milioni che, sommando i 75 milioni previsti per Poste Italiane e gli ulteriori 135 coperti da garanzie bancarie, raggiungerebbero la cifra di 240 milioni e cioè il minimo per considerare valido l’aumento deliberato ad ottobre. L’eventuale mancata partecipazione da oltr’alpe sembra quindi possa non pregiudicare il nuovo corso. Con una sola problematica all’orizzonte: Poste Italiane deve attendere l’assemblea degli azionisti (unico socio il Ministero dell’economia) convocata per il 20 novembre e che dovrà deliberare sul cambiamento dell’oggetto sociale al fine di dare la possibilità alla società di acquisire a tutti gli effetti la partecipazione. Salvo sorprese dell’ultima ora, il passaggio appare scontato.

Filippo Burla

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