Alitalia, ripresa ad ostacoli

alitalia1Roma, 22 ott – Che l’ingresso di Poste Italiane non fosse la panacea di tutti i mali era fuori dubbio. Che scatenasse le reazioni viste fino ad ora non era invece scontato. Dopo i dubbi degli attuali soci sul valore da dare alla compagnia come base per il calcolo dell’aumento di capitale , il tira e molla di Air France-Klm che ancora non ha deciso se parteciperà o, nel caso opposto, diluirà la sua quota e in ultimo i passaggi tecnici non scontati per permettere a Poste Italiane di sottoscrivere le eventuali quote rimaste inoptate, dulcis in fundo arrivano le minacce d’oltremanica.

Procediamo con ordine. La ricapitalizzazione del vettore sta procedendo nella finestra aperta dal consiglio di amministrazione il 15 ottobre scorso. Dei 300 milioni deliberati ad oggi ne sono stati raccolti quasi 150, escludendo però i 75 che Poste Italiane ha sottoscritto “in bianco” come promessa di versamento nel caso in cui non si raggiunga l’obiettivo, stante inoltre che l’aumento sarà valido solo qualora vengano coperti almeno 240 milioni. Lecito pensare che più di un’eventualità sia una certezza. Air France-Klm resta infatti ancora in attesa. Da più parti si dà voce di una decisione all’ultimo, che verrà presa sulla base del piano industriale in via di definizione. Un piano sul quale non è da escludere che il gruppo franco-olandese abbia peraltro degli interessi confliggenti in gioco sulle rotte intercontinentali. Laddove la scelta finale sia di non intervenire la loro quota passerà dal 25% all’11% del capitale, rendendo per Alitalia in qualche modo necessaria la ricerca di un altro partner industriale. Poste Italiane infatti, nonostante già sia attiva nel settore attraverso la piccola compagnia Mistral Air, sarà socio puramente finanziario. In seno al gruppo dei recapiti, si rendono poi necessarie modifiche di statuto approvate dal cda e dall’assemblea degli azionisti (il ministero dell’Economia). Se su queste ultime questioni non vi sono incertezze, qualche problematica viene invece sollevata dall’azione in via di maturazione a Londra. Il gruppo Iag, che riunisce British Airways, Iberia e Vueling, per il tramite del suo amministratore delegato Willie Walsh ha infatti annunciato che sta «pensando attentamente di ricorrere alle vie legali perché si tratta di un palese aiuto di Stato». Che l’accusa provenga dalla patria del liberismo è comprensibile, fa però specie che l’attento Walsh non abbia esternato lo stesso disappunto quando per esempio, dopo la nazionalizzazione del 2008, il governo inglese ha addirittura aumentato la propria quota di controllo (attualmente all’84%) in Royal Bank of Scotland, uno dei più grandi gruppi bancari del mondo. Alitalia può comunque, almeno per il momento, dormire sonni tranquilli in quanto non sarà certo l’ad di Iag a decidere sul suo futuro e nessuna procedura di infrazione è ancora stata aperta da parte della Commissione Europea.


Filippo Burla

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