Alitalia, via libera all’ingresso di Poste Italiane

300x01381477497383PostitaliaRoma, 25 nov – Inizialmente doveva essere una semplice formalità ma, con il passare dei giorni e alcune indiscrezioni nel frattempo trapelate, si era addensata più di qualche nube all’orizzonte. Il riferimento è alla modifica dello Statuto di Poste Italiane necessario per consentire al gruppo di partecipare all’aumento di capitale di Alitalia. Modifica che è giunta a compimento nei giorni scorsi.

Essendo Poste Italiane una società di capitali di diritto privato, le modificazioni dello Statuto sono soggette a determinate procedure. Nello specifico, competente è l’assemblea dei soci riunita in sessione straordinaria. L’iter non soffre eccezione alcuna anche qualora il socio, come in questo caso, sia unico e vale a dire il ministero dell’Economia. Proprio questa evenienza aveva causato qualche apprensione: non è infatti un mistero che Fabrizio Saccomanni, titolare del dicastero di via XX Settembre e quindi legale rappresentante dello stesso chiamato così ad esprimersi come socio di controllo di Poste, fosse abbastanza scettico sull’operazione.

Ha prevalso la ragion politica o quella tecnica? Non è dato al momento sapere cosa abbia giocato per far mutare la convinzione del ministro.
I punti fermi sul piano sono comunque non pochi. Anzitutto l’intervento di Poste è correlato al “massimo impegno” da parte del management della compagnia aerea nel raccogliere capitali freschi tra i soci attuali. Air France-Klm ha, in via ufficiale, rinunciato a fare la propria parte ma non è escluso che possa riaffacciarsi, sulla scia anche delle recenti dichiarazioni del presidente francese Hollande che ha auspicato una ripresa dei contatti per «ottenere i migliori risultati per le due compagnie». In secondo luogo, perchè il gruppo postale possa versare i 75 milioni promessi si richiede che la capitalizzazione complessiva ammonti ad almeno 225 milioni. Stanti gli attuali circa 150 già versati tra contanti e conversioni di obbligazioni, l’intervento della mano pubblica garantirebbe proprio il raggiungimento dell’obiettivo.

Non e’ poi da dimenticare l’approvazione del piano industriale. Un piano che, nell’inversione della linea che sotto l’ombrello transalpino sembrava dover trasformare l’ex compagnia di bandiera in un vettore regionale, ha come obiettivo il rilancio strategico verso una maggiore internazionalizzazione. La complessità della partita si gioca, in ultimo, anche sul giudizio globale dell’Enac. Giudizio che si avrà solo a termine delle operazioni, ma le parole di Vito Raggio sembrano confortare una posizione ottimista. Il presidente dell’ente ha infatti affermato che «A prima vista il piano Alitalia sembra sostenibile, però, noi dobbiamo valutare a fondo se l’azienda ha sufficiente capacità finanziaria per sostenere gli impegni previsti nel piano».

Filippo Burla


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