bambiRoma, 30 ott – I dati parlano chiaro e purtroppo sono spietati: in Italia il 30% dei bambini vive in condizioni di povertà. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto Unicef (qui in lingua italiana) Innocenti Report Card, intitolato “Figli della recessione: l’impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi”.

L’agenzia delle Nazioni Unite ha passato in rassegna 41 Stati Ocse e dell’Unione Europea, attestando che dal 2008 nei paesi cosiddetti sviluppati del mondo i minori considerati poveri sono 76,5 milioni. Un quadro drammatico in cui purtroppo la nostra nazione è figura centrale. Per il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerrera: “In Italia 1 bambino su 3 vive in povertà, con oltre 600.000 bambini poveri in più rispetto al 2008. Inoltre, dal 2008 al 2012 l’Italia ha registrato una riduzione del reddito dei nuclei familiari perdendo 8 anni di potenziali progressi economici”.

Come se non bastasse, Guerrera ha specificato che : “Il 16% dei bambini italiani è in condizioni di grave deprivazione materiale. In Italia, la percentuale di ragazzi tra 15 e 24 anni che non studia, non lavora e non segue corsi di formazione NEET- acronimo inglese per Not in Education, Employment or Training – è aumentata di quasi 6 punti dal 2008, raggiungendo il 22,2%. È il tasso più alto dell’Unione Europea, significa che oltre un milione di giovani vivono in questo limbo.” In pratica siamo sul gradino più alto del podio europeo per quanto riguarda coloro che non studiano, non lavorano e neppure cercano un lavoro. Nella classifica Unicef l’Italia si colloca in una posizione affatto incoraggiante: al 31° posto su 41. Se crisi e recessione dal 2008 hanno inciso in negativo su quasi tutte le nazioni passate in rassegna, evidentemente le politiche adottate dai governi italiani hanno solo aggravato la situazione.

Nonostante il dramma generale va precisato però che non tutti gli stati hanno peggiorato le cose. Come sottolineato da Jeffrey O’Malley, direttore Unicef divisione statistiche, ricerche e analisi: “La crescita economica da sola non basta a tutelare l’infanzia”. Prova ne è che alcuni esempi virtuosi ci sono: Australia, Cile, Finlandia, Norvegia, Polonia, Repubblica Slovacca hanno infatti ridotto i livelli di povertà infantile di circa il 30%. Come specificato dal rapporto delle Nazioni Unite se vengono cancellate, o ridotte, le tutele sociali non serve a molto far crescere l’economia. A testimoniarlo è il gravissimo peggioramento registrato dagli Stati Uniti, dove tra il 2006 e il 2011 la povertà tra i minori di 18 anni è aumentata del 30% e 24,2 milioni di bambini nel 2012 erano considerati poveri. Non solo, tra il 2006 e il 2013 negli States la percentuale di minori non in grado di procurarsi del cibo è raddoppiata, passando dal 10 al 20%.

Viene da chiedersi a questo punto come mai in Italia si continuino a perseguire politiche sulla falsa riga di quelle attuate negli Usa, vedi il liberal Jobs Act. Politiche fatte poi passare come unica possibilità di fronte al dilagare della disoccupazione e della recessione economica. Che sia un abbaglio o un progetto specifico volto ad impoverire le masse rendendole sempre più ignoranti e povere, di fronte ai numeri, poco importa. Quello che conta è cambiare radicalmente rotta perché, al di là dell’analisi sulle cause, ad incidere, mutatis mutandis, è l’effetto di determinate politiche. Ovvero la negazione di un futuro dignitoso per i figli di una nazione al collasso.

Eugenio Palazzini

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