Ancora gli 80 euro, questa volta per i bambini

Renzi D'UrsoRoma, 21 ott – La sorpresa è arrivata domenica, nel salotto televisivo di Barbara D’Urso. Per una volta non ci sono diapositive e nessuna presentazione in pompa magna. Il contenuto, invece, è lo stesso. Non sorprenderà, ma sempre di 80 euro si parla. Non degli 80 euro in busta paga -che poi 80 euro non sono, ma tant’è- del bonus Irpef, ma degli 80 euro che Matteo Renzi ha idea di staccare come assegno mensile alle nuove mamme.

Quello del premier può sembrare, a prima vista, un annuncio estemporaneo. Il fatto, tuttavia, che il giorno successivo fossero pressoché già pronti tutti i dettagli fa pensare ad una mossa studiata a tavolino, scegliendo con cura il proprio uditorio. Spiega il ministro Lorenzin che del bonus beneficerà chi dispone di «un reddito annuo famigliare entro i 90 mila euro», aggiungendo inoltre: «Chi ha un reddito superiore riceverà 80 euro mensili solo dal terzo figlio e il mio auspicio è di arrivare a estendere questa misura fino ai cinque anni, come sul modello francese». Stando sempre alle prime bozze, inoltre, il bonus bebé non dovrebbe interferire (e quindi sarà cumulabile) per chi già riceve quello Irpef direttamente in busta.

Immediate le critiche, soprattutto da parte della Lega Nord, che aveva presentato una proposta analoga, seppur più incisiva, nel marzo di quest’anno.  Osserva il segretario del Carroccio, Matteo Salvini: «In Italia il nido costa in media 300 euro al mese a famiglia. Renzi ignora la proposta di legge presentata lo scorso marzo alla Camera dalla Lega, che prevede gli asili nido o il servizio di baby-sitter gratuito per le famiglie: costo, 300 milioni di euro che si troverebbero tassando i soldi rimandati a casa dagli immigrati».

Il tema della gratuità degli asili nido è stato peraltro sollevato, pur indirettamente, dallo stesso ministro Lorenzin. Perché è vero che in Francia esiste un bonus strutturale, ma è anche vero che le scuole della primissima infanzia sono totalmente gratuite. Se modello francese deve essere, allora che lo sia totalmente.


Ammesso che vi siano le necessarie coperture per evitare il più che probabile nuovo aumento di tasse, quanto può incidere l’ennesima mancia che il governo dà con una mano salvo riprendersi con l’altra? Poco, a conti fatti. Secondo i diversi calcoli riportati nell’articolo di Gaetano Saraniti, crescere un figlio costa dai 7mila ai 10mila euro l’anno. Vale a dire fra i 550 e gli 850 euro al mese, ma senza considerare che gli extra sono sempre all’ordine del giorno. Nella migliore delle ipotesi, insomma, metà del bonus se ne andrebbe in pannolini e resterebbe il resto che, sommato lungo tutto l’arco dell’anno, riuscirebbe nella maggior parte dei casi a pagare a malapena una mensilità dell’asilo.

Filippo Burla

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