Ansaldo non si svende

>>>ANSA/ FINMECCANICA: FSI PER ANSALDO ENERGIA,VERSO SFIDA A DUESi chiude la vicenda attorno al destino di Ansaldo Energia, partecipata Finmeccanica attiva nel settore della progettazione e costruzione di centrali elettriche. Il cda del gruppo industriale, nella tarda serata di ieri, ha infatti definito la cessione dell’azienda al Fondo strategico italiano. Il braccio operativo della Cassa Depositi e Prestiti acquisisce così l’85% del capitale con un esborso complessivo attorno al miliardo di euro: 777 milioni subito e 130 milioni di euro nei successivi anni al conseguimento dei risultati economici indicati nel business plan. Le quote che passano di mano sono quelle del fondo First Reserve che attualmente detiene il 45%, mentre Finmeccanica cede il 40% del restante 55% in suo possesso, mantenendo così una quota di minoranza soggetta però ad un’opzione di acquisto in capo allo stesso Fondo strategico, che potenzialmente potrebbe quindi arrivare al controllo completo. La struttura dell’operazione permette a Finmeccanica di portare a compimento una delle cessioni preventivate nel piano industriale rafforzando le proprie finanze e, allo stesso tempo, evita che gruppi stranieri possano acquisire il controllo di un asset strategico. Nei mesi scorsi si era infatti ventilata l’ipotesi di avere come “partner industriale” General Electric, già protagonista nei primi anni novanta quando, nella svendita generale, aveva assunto il controllo di Nuovo Pignone.

Oltre al dossier sull’azienda energetica, restano da chiarire gli aspetti sulle altre realtà riunite sotto la denominazione Ansaldo. Si tratta nello specifico di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, attive nel settore ferroviario, il cui destino (comunque al di fuori del perimetro Finmeccanica) è ancora tutto da delinearsi. Tra le voci ricorrenti vi è quella che vede  la Cassa Depositi e Prestiti come catalizzatore –sempre per il tramite del Fondo strategico– di un polo “civile” dei trasporti.

Al di là di quelle che saranno le decisioni finali in materia, è in ogni caso da sottolinearsi una rinnovata verve dell’intervento pubblico che vede la spa di via Goito sempre più nelle vesti di una nuova Iri come vettore di politica industriale e di investimenti produttivi nazionali.


Filippo Burla

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