Frecciarossa AnsaldoBredaRoma, 17 lug – Il “grande malato” è in attesa di conoscere il suo destino. Se fino a pochi mesi fa sembrava che la cessione di AnsaldoBreda fosse operazione data per scontata, è ora lecito nutrire più di qualche dubbio al riguardo.

La società, parte del gruppo Finmeccanica e operativa nel ramo ferroviario con la costruzione di materiale rotabile è da tempo osservato speciale stante la crisi nella quale si ritrova. Centinaia i milioni “bruciati” ogni anno, a causa di commesse a basso margine e all’insorgere di problamtiche come quelle che hanno seguito la consegna dei treni ad alta velocità “Fyra” alle strade ferrate di Belgio e Olanda, con rimpalli di responsabilità tra le parti e, al termine della vicenda giudiziaria, con l’azienda pistoiese a soccombere.

L’arrivo al vertice dell’attuale amministratore delegato Maurizio Manfellotto doveva rappresentare una svolta che, per il momento, mostra solo timidissimi segnali. Il nuovo ammininistratore delegato dalla capogruppo, Mauro Moretti, da parte sua sembra, già a partire dall’inizio del suo mandato, orientato a valutare bene la situazione prima di procedere con decisioni forse troppo affrettate. Questo emergeva dalle prime aspettive ad inizio mandato, questo sembrano in parte confermare le dichiarazioni rilasciate in occasione della fiera internazionale di Farnoborough. Il settore è strategico ed implica investimenti e ricerca tecnologica ad altissimi livelli. Si pensi soltanto al Frecciarossa1000, treno ad alta velocità recentemente inaugurato e frutto della collaborazione anche con il colosso canadese Bombardier.

Al di là del dato “strategico”, a far propendere per una tattica attendista (ma che comunque non esclude i contatti con gruppi esteri interessati) potrebbe essere il miglioramento dei conti. Nel primo trimestre 2014, infatti, AnsaldoBreda ha acquisito 75.4 milioni di ordini in più e registrato passi avanti sul fronte della redditività che, pur rimanendo in terreno negativo, mostra dei netti miglioramenti rispetto alle performance degli anni passati. Segnali forse prematuri, ma che offrono spazio a prospettive future per il rilancio aziendale senza la necessità di uscire dal perimetro di piazza Monte Grappa.

Filippo Burla

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