prelievo forzoso conti correntiRoma, 2 lug – La definizione tecnica è quella di “bail-in“, inglesismo dal sapore rassicurante e contrapposto al “bail-out“, il più temuto salvataggio che porta per assonanza a ciò che sta accadendo in Grecia. Nei fatti, si tratta della legalizzazione del prelievo forzoso dai conti correnti. Così, non sarà più un soggetto esterno (“out”) a farsi carico della sofferenza bancaria, ma toccherà ad azionisti e creditori (“in”, appunto), fra i quali anche e soprattutto i titolari di un deposito.

Tale possibilità è contenuta nella legge di delegazione europea 2014, che recepisce alcune direttive comunitarie fra le quali la BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che si occupa dell’intervento a sostegno di banche in crisi. Il recepimento è passato grazie ai voti favorevoli del Partito Democratico. Contrari Lega Nord, Forza Italia e M5S. Stando a quanto previsto dalla direttiva, a partire da gennaio 2016 le banche in crisi saranno autorizzare, tra le altre cose, a far compartecipare i correntisti al salvataggio dell’istituto. La banca, in sostanza, potrà autofinanziarsi attingendo alle disponibilità dei risparmiatori che abbiano una giacenza al di sopra dei 103mila euro.

Di compartecipazione dei correntisti aveva già parlato il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco non più tardi di aprile scorso, auspicando che la clientela fosse “resa pienamente consapevole del fatto che potrebbe dover contribuire al risanamento di una banca anche nel caso in cui investa in strumenti finanziari diversi dalle azioni, il che fa venir meno la certezza del mantenimento del valore del capitale investito fino ad ora radicata nella consapevolezza dell’investitore”. Una vera e propria autorizzazione all’azzardo morale: le banche potranno adottare anche comportamenti non virtuosi, potendo comunque contare sull’apporto coatto dei creditori in caso di difficoltà. Il problema nasce dal fatto che le decine di migliaia di correntisti sono creditori a tutti gli effetti, ma pensare di renderli “consapevoli” è un esercizio di retorica e buoni propositi impossibili da calare nella realtà. E’ l”applicazione in salsa europea del principio del “too big too fail” che ha scaricato i pessimi investimenti delle banche degli Stati Uniti sui cittadini – e non solo quelli americani.

Filippo Burla

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