cgia mestreRoma, 23 ago – Quasi cento miliardi di euro in meno. E’ questo l’ammontare della contrazione del credito che, negli ultimi due anni, gli istituti bancari hanno progressivamente drenato dall’economia reale.

Secondo le elaborazioni condotte dalla Cgia di Mestre, a soffrirne di più sono state principalmente le imprese. Dal 2011 a fine 2013 i prestiti alle realtà imprenditoriale hanno fatto segnare -87.6 miliardi, mentre la contrazione del credito alle famiglie si è attestata “solo” a -9.6 miliardi. Una riduzione di rilievo, che però non ha agito da compensazione per i crediti in sofferenza. Segnala infatti il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi: «Oltre agli effetti della crisi economica e al calo della domanda di credito questa forte riduzione dell’erogato è stata dovuta anche al deciso aumento delle sofferenze bancarie che a giugno di quest’anno ha toccato la cifra record di 168 miliardi di euro».

Le cifre rilevate mostrano come le scelte fin qui adottate dalla Banca centrale europea non siano state in grado di invertire la tendenza al ribasso. La prima mossa, denominata Ltro, un piano di rifinanziamento a lungo termine, è rimasta incagliata negli stessi istituti, che hanno approfittato delle somme concesse dal governatore Draghi per puntellare i propri bilanci, trasformando il fiume di liquidità in poco più che un rivolo per cittadini ed imprese. Una versione riveduta e corretta del Ltro, ridenominata Tltro, che si pone come obiettivo evitare questo collo di bottiglia (da cui la “T” di targeted, “destinato”, a dire che i finanziamenti dovranno affluire all’economia reale) è stata varata recentemente, ma i suoi effetti sono ancora da valutarsi pienamente.

Oltre -e conseguente- agli effetti recessivi della chiusura del rubinetto bancario, sempre Bortolussi segnala una criticità : «A seguito della forte contrazione dei prestiti praticata dalle banche alle famiglie e alle imprese c’e’ il pericolo che l’usura, soprattutto nel Mezzogiorno, assuma dimensioni preoccupanti». Un pericolo tanto più elevato quanto più alti sono i livelli di disoccupazione, protesti e tassi d’interesse praticati dagli intermediari finanziari. Secondo lo studio della Cgia le regioni più a rischio in tal senso sarebbero Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia e Sicilia, mentre le realtà meno esposte si collocano al nord-est, con in testa Trentino – Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Filippo Burla

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