agenzia entrateRoma, 6 gen – Entrate fiscali in calo nel 2014. Secondo dati del ministero dell’Economia diffusi ieri, nei primi 11 mesi dell’anno passato gli incassi si fermano a quota 354.3 miliardi. In discesa di 1.2 miliardi, cioè lo 0.4%, rispetto ai mesi fra gennaio e novembre del 2013. Cresce invece il recupero di tasse ed imposte evase: i conti di Equitalia segnano un +4%, vale a dire 0.3 miliardi in più di somme sfuggite agli occhi del fisco. Una somma che non riesce tuttavia a compensare il calo delle entrate tributarie. Il saldo netto finale è, infatti, pari a -0.9 miliardi complessivi.

Nello stesso periodo preso a riferimento aumenta invece la pressione fiscale che, secondo le prime stime della Cgia di Mestre, per il 2014 si assesterà a +0.2%. Un andamento in costante crescita, dopo il +1.6% fatto registrare tra 2011 e 2012 (governo Monti) e il +0.1% a cavallo fra 2012 e 2013.

L’aumento della pressione fiscale ha, come d’altronde ampiamente previsto, avuto un effetto deflattivo sulla crescita, incrementando peraltro il debito pubblico sia in assoluto sia in percentuale sul Pil. I suoi effetti non si sono però fatti sentire anche dal lato delle entrate dello Stato. Come si spiega questo apparente paradosso?

Curva LafferCi viene in aiuto la curva di Laffer, modello econometrico elaborato alla fine degli anni settanta. Il suo meccanismo è semplice: il rapporto fra livello di pressione fiscale ed entrate tributarie non è -come ci si aspetta- una relazione diretta ma segue un andamento “a campana”, per cui oltre una certa soglia si disincentiva l’attività economica ed aumentano i casi di evasione ed elusione, potrando ad una perdita secca del gettito che finisce nelle casse dell’erario.

Il livello critico non è calcolabile a priori, ma varia a seconda del contesto. Per quanto riguarda le finanze italiane, la situazione non migliora con gli anni a venire: stando alle previsioni del governo non è lecito attendersi riduzioni della pressione complessiva da qui al 2016. Nel 2017 ci si aspetta una stabilizzazione attorno al poco lusinghiero livello del 43.6% rispetto al 43.3% attuale. Troppo per non valutare l’ipotesi che la soglia limite sia già stata da tempo superata.

Filippo Burla

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