Case: in sette anni dimezzato il volume delle compravendite

imagesFirenze, 3 dic – Non si arresta la crisi del mercato immobiliare. Mentre a Roma prosegue il balletto politico del governo Letta, in tutta Italia i prezzi delle case continuano a scendere, deprimendo il settore delle costruzioni. Un ribasso sempre meno “elastico”, che non sembra cioè in grado di stimolare la ripartenza dell’economia. Perchè a fronte del calo dei prezzi, si registra un contemporaneo crollo dei mutui prima casa: le banche preferiscono investire sul debito pubblico acquistando titoli di stato, piuttosto che irrorare di liquidità il più grande mercato della penisola (per volume d’affari il mercato delle case sposta quasi quattrocento miliardi di euro ogni anno). Con tutto vantaggio di chi i soldi ce li ha già, e che si può permettere di “fare” il prezzo.

Così, se prima il giovani con poche risorse o la famiglia a medio – basso reddito poteva permettersi a malapena quaranta metri quadrati in un casermone di cemento costruito dallo speculatore di turno, oggi la stessa famiglia non ha i soldi neanche per questo. E finisce in affitto. Non a caso l’acquisto di un immobile è diventato “prioritario” per meno della metà delle giovani famiglie italiane. Un paradosso per un paese che in cui tre famiglie su dieci sono proprietarie di casa.

Snocciolando un po’ di numeri: dal 2005 ad oggi il volume delle compravendite immobiliari è calato del 45%, secondo il centro ricerce Cresme.  Un quadro più preciso viene fornito dall’Agenzia delle Entrate in un dossier appena uscito: “Il volume delle compravendite di immobili è calato del 6,6% rispetto all’anno precedente, ma è in lieve recupero rispetto alla performance realizzata nel secondo trimestre del 2013. Confrontando i risultati con quelli del medesimo trimestre 2012, si nota come il calo delle compravendite di immobili residenziali sia stato più contenuto (-5,1%) rispetto alla media dell’intero settore; mentre le pertinenze hanno registrato una diminuzione pari al valore medio dell’intero settore (-6,6%). Netta flessione per quanto riguarda il settore non residenziale, strettamente collegata alla crisi delle attività sia terziaria che produttiva, nonché all’incremento dei costi di gestione degli immobili che ne hanno fatto calare ulteriormente gli scambi. Le perdite maggiori si registrano nel settore terziario che rileva una contrazione del 11,7%, mentre il settore produttivo perde il 9,4% e quello commerciale l’8,2%. A livello territoriale, si contano sulle dita di una mano i capoluoghi che fanno segnare variazioni positive rispetto al 2012 ed al secondo trimestre 2013. Bologna è l’unico centro che migliora le proprie performance in entrambi gli intervalli di tempo, facendo registrare una variazione positiva rispetto al 2012 con un +5,0% e con un +16,3% rispetto al trimestre precedente. Rispetto all’anno precedente solo Napoli fa registrare una variazione positiva (+1,8%); mentre rispetto al trimestre precedente sono Roma (0,6%) e Milano (9,4%), oltre a Bologna, che migliorano la propria performance. A livello nazionale, il mercato residenziale fa comunque segnare una flessione diffusa anche se più contenuta al Nord (-4,1%) ed al Centro (-4,3%) e più marcata al Sud (-7,5%).”
Servirebbe una politica seria sulla casa. Servirebbe uno Stato che governa il mercato della prima e regolamenta quello delle seconde. Servirebbe di tornare a considerare il tetto che si ha sulla testa una garanzia sul futuro del Paese. Servirebbe, come servirebbero tante altre cose in questa Italia che si lascia scivolare verso la periferia del Mondo.


Francesco Benedetti

 

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