Caso Alstom – General Electric: in Francia è lo Stato ad intervenire

Alstom logoParigi, 21 giu – Alstom parlerà un po’ meno francese. Nonostante l’iniziale preferenza per la proposta di Siemens, in cordata con Mitsubishi, l’offerta degli americani di General Electric per la divisione energetica del colosso transalpino ha ottenuto il via libera. Non si tratta, tuttavia, di un ingresso che avverrà senza condizioni.

Il governo ha infatti in programma di acquisire una quota pari al 20% dall’attuale azionista di controllo, diventando così il titolare della maggioranza relativa. Il ministro dell’Economia Arnaud Montebourg ha soprannominato questa una soluzione di «vigilanza patriottica». Quasi due miliardi di euro l’impegno finanziario richiesto. Nell’impossibilità di trovare un terreno comune con la tedesca Siemens sullo scambio reciproco di attività nell’ottica di creare campioni industriali di peso europeo, il governo decide così per l’intervento diretto in “affiancamento” ai capitali stranieri. Obiettivo evitare che l’azienda francese possa subire dei trasferimenti di tecnologia, impianti e posti di lavoro verso oltreatlantico. Previste anche delle penalità nel caso in cui gli accordi non vengano rispettati.


Di maggiore rilievo, inoltre, le clausole per quanto riguarda il nucleare, settore nel quale la Francia detiene un primato tecnologico di rilievo mondiale e che contribuisce alla generazione di tre quarti dell’energia prodotta dal paese. In quest’ambito verranno create delle joint-venture paritarie nelle quali Parigi potrà fin esercitare un diritto di veto.

Montebourg -di cui sono note le posizione “colbertiste” orientate ad una maggiore dose di protezionismo nei confronti dell’industria nazionale- non aveva mai fatto mistero di gradire l’offerta tedesco-giapponese, la quale però «si è scontrata con le regole sulla concorrenza che sono sorvegliate dalla Commissione Europea». Un colpo di fioretto ai vertici di Bruxelles, con i quali il ministro nominato di recente non si è mai trovato in sintonia.

Filippo Burla

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