Cassa integrazione, il bluff delle cifre

InpsRoma, 9 gen – Si fa presto a dire “luce in fondo al tunnel”, come viene ripetuto da mesi in coincidenza con il lento e faticoso miglioramento di (solo) alcuni fondamentali macroeconomici. D’altronde un mutamento tendenziale che passa da una cifra più alta ad una più bassa è senza dubbio una progressione. Matematicamente, almeno: se permane il segno meno però, v’è poco da festeggiare.

I recenti dati non sembrano fare eccezioni. Secondo le rilevazioni Inps nell’anno appena trascorso si è registrata, rispetto al 2012, una leggera diminuzione nelle ore di cassa integrazione autorizzate e corrisposte dall’istituto. Si tratta di tutte quelle forme di integrazione salariale previste all’interno della fattispecie “Cig” ed in cui rientrano, oltre alla cassa ordinaria, la straordinaria e quella in deroga. Se la contrazione globale è nell’ordine del -1.36%, questo non sembra dovuto alla prima né alla seconda tipologia: cassa ordinaria e straordinaria crescono rispettivamente del +2.37% e del +14.64%. Indicativa la seconda cifra: il ricorso alla cassa straordinaria si ha nei casi in cui non sia percorribile la strada dell’ordinaria -per eventi generalmente di più vasta portata come crisi aziendali e di mercato, ristrutturazioni- e quindi l’azienda, su esplicita autorizzazione al fine di evitare di procedere ai licenziamenti, fa richiesta per ottenere un trattamento straordinario ma che, nel periodo di crisi, sembra assumere più i contorni di una drammatica normale amministrazione.


Il calo nelle prestazioni erogate è dovuto quindi alla terza componente. La cassa in deroga segna così un calo del -22.93%, caricando su di sé l’intero peso della diminuzione globale. Da qui a pensare che la cifra sia di per sé positiva il passo è lungo. Con le riforme avviate durante il governo Monti sotto la guida di Elsa Fornero al ministero del Lavoro, infatti, la cassa integrazione in deroga viene ad assumere una funzione residuale. Una sorta di prestazione “ad esaurimento”, dato che è e sarà progressivamente sostituita dall’assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) che proprio in questi giorni compie il suo primo anno di vita. Al fine di ricavare un confronto a parità di condizioni serve dunque analizzare le cifre relative a quest’ultimo strumento, che registra un forte incremento in termini di numero di domande inoltrate pari al 20% in più sul 2012. La comparazione bruta tra il primo istituto (che opera ad ore) ed il secondo (che opera invece ad personam) non è metodologicamente corretta, ma la sostanziale uguaglianza in termini percentuali tra la diminuzione e il corrispettivo aumento è indice del “travaso” che si è operato fra gli istituti di protezione dagli effetti della perdita del posto di lavoro.

Filippo Burla

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