Chimica: la ricomparsa dell’Italia industriale?

petrolchimicoRoma, 2 apr – Da Udine a Siracusa, passando per Ferrara e Brindisi, isole e lagune comprese, le vicende della chimica nazionale raccontano una storia industriale di successi e allo stesso tempo fallimenti epocali. Non serve spendere più di tante parole sul titanico tentativo di creare un polo pubblico-privato fra Eni e Montedison che si concluse nel giro di pochissimi anni fra le aule giudiziarie. Il fatto che la durata del processo eccedette di gran lunga il periodo di operatività della società spiega perché la Enimont è più legata a Mani Pulite che alla produzione di composti, fibre, polimeri, fertilizzanti.

La politica industriale non si improvvisa. Non bastano e nemmeno servono stabilimenti tendenti al gigantismo capaci di servire ben più della domanda sia nazionale che europea. Così fu per Enimont: durò dal 1988 al 1991, portando al tracollo l’intero settore. Una crisi proseguita negli anni e fino ad oggi, con i primi segnali di ripresa che stanno via via emergendo. Priolo, Torviscosa, Porto Torres, Marghera: questi i luoghi simbolo di una storia ultracentenaria che riesce a mantenere la schiena dritta, affrontando un processo di profonda revisione dell’attività.


Eni a fare da capofila. A Priolo, in provincia di Siracusa, lo stabilimento Versalis (la fu Polimeri Europa) ha in cantiere 400 milioni di investimenti volti a migliorare l’efficienza complessiva -principalmente il risparmio di energia elettrica, stimato nell’ordine del 30%- ed aumentare la varietà di prodotti offerti. Si punta in particolare sulle resine idrocarburiche, componente essenziale ad esempio dei tablet, di cui l’Europa è al momento importatrice netta stante la sottocapacità produttiva rispetto alla domanda. Dalle parti di Porto Torres, invece, il progetto Matrìca avviato già dal 2013 coniuga agricoltura e chimica per la produzione di lubrificanti, plastice ed energia elettrica. Discorso analogo vale per Marghera, storico polo del petrolchimico vessato da decenni di incuria ed inquinamento, dove sempre Versalis prevede una riconversione volta allo sfruttamento di prodotti agricoli non destinati all’alimentazione per realizzare soluzioni detergenti e prodotti chimici di base. Non sono il cane a sei zampe: a Torviscosa, in Friuli, la fu Snia è in dirittura d’arrivo il nuovo impianto per la produzione di cloro e sora attraverso un processo “pulito” che sfrutta una tecnologia innovativa cosiddetta “a membrane” evitando così l’utilizzo del mercurio. A guidare l’investimento un gruppo imprenditoriale che vede presenti, oltre a una cordata di privati, anche la regione attraverso la controllata finanziaria Friulia che partecipa con una quota rilevante del 30%.

Chimica verde e specializzazione produttiva sono le parole d’ordine, unitamente ad un importante impegno pubblico sia pur indiretto e con la prospettiva di mantenere i livelli occupazionali. Una decisa sterzata rispetto al paradigma imperante fino a soli due decenni fa, con l’obiettivo di far riprendere all’Italia una posizione che nella chimica storicamente le appartiene. Ogni scelta che privilegia la manifattura, da parte sua, è scelta di politica industriale.

Filippo Burla

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