spreadRoma, 10 ott – Abbiamo già visto come il meccanismo dello spread funzioni e come questo sia in sostanza, un’arma di distruzione sociale, ma anche psicologica, in mano ai mercati finanziari. Posto in essere la sua natura e il suo funzionamento, abbiamo messo a nudo ciò che invece viene più volte posto dai media come totem divino in grado di giudicare l’operato di interi popoli e nazioni. Ma se volessimo entrare nei gangli di questo terribile meccanismo e farlo girare nel modo corretto ci accorgeremmo ben presto che le chance di poter trovare soluzioni vantaggiose per lo Stato ci sono e sono anche a portata di mano: basterebbe una ferrea volontà politica.

Ad oggi il debito pubblico italiano si attesta sui 2.072,863 miliardi di euro (dati del luglio 2013), aumentato di 84,2 miliardi di euro nei primi sette mesi del 2013. Il fardello delle passività statali costa ben 83.949 milioni di euro nel 2013 di soli interessi, che cresceranno a 86.087 euro nel 2014. Ma – sostengono le associazioni a tutela dei consumatori – potrebbe essere ridotto dal commissario ex Fmi Carlo Cottarelli, con una politica di tagli alla spesa pubblica. Cottarelli era fino all’altro ieri, sotto il capo del dipartimento degli affari fiscali del Fondo Monetario Internazionale, prima di lasciare l’incarico per mettersi al servizio del Governo Letta come Commissario per la riforma della spese pubblica. Avrà molto lavoro da fare, e purtroppo sappiamo già in quale direzione possano essere intrapresi i tagli alla spesa pubblica. L’austerity impera sovrana a queste latitudini.

Sempre nello stesso comunicato delle associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, si legge come il fantasma dello spread possa contribuire alla riduzione del debito, posto che ogni 10 punti di riduzione sulla massa del debito a regime, potrebbe valere 1,8 miliardi di euro sui titoli di stato circolanti (quindi 18 miliardi di euro ogni cento punti di riduzione), che al 30 settembre ammontavano a 1.723,760 miliardi di euro, con una vita media di 6,44 anni ed un importo da collocare sui mercati di oltre 400 miliardi di euro.

Quindi cento punti di spread in meno potrebbero portarci ad una riduzione del debito pubblico pari a circa 18 miliardi di euro. Alla data di oggi il differenziale tra i bund tedeschi e i Btp italiani si aggira intorno ai 252.51 punti base: avrebbe senso un valore di cento punti in meno? Certamente si, se solo ci fossero dei rappresentanti politici italiani più credibili, decisi e meno proni ai diktat della Troika. Anche perchè, abbiamo visto come e quanta speculazione ci sia dietro al meccanismo dello spread.

Il ritmo con cui vendiamo debito è impressionante, ma anche le cifre sono ragguardevoli. Tra il 10 ottobre 2013 ed il 31 dicembre 2013 sono programmate 10 aste (2 consistenti di Btp il 1 novembre ed il 15 dicembre 2013) per un ammontare di 98.075 milioni di euro. Nel 2014, sono programmate scadenze di titoli di Stato all’asta, ben 24 al ritmo di 2 al mese, per 291,514 miliardi di euro). I titoli in scadenza Anno 2013 sono pari a 98,075 miliardi. Quelli del 2014 a 291,514 miliardi. Il Totale è di 389,589 miliardi di euro. (fonte Ministero del Tesoro).

Adusbef e Federconsumatori auspicano che il governo di larghe intese, che ha appena ricevuto una nuova fiducia, possa finalmente porre al centro del programma, una drastica riduzione della spesa improduttiva, senza toccare lo stato sociale, il cui livello è sempre più messo in discussione dalle politiche di austerità imposte dalla Troika, e la riduzione del debito pubblico anche con le dismissioni del 50% di oro e riserve di Bankitalia, pari a 110 miliardi di euro, che da tempo non garantiscono più la circolazione monetaria.

Il re è nudo, perchè insistere con una fallimentare politica aziendalista dello Stato? Che la macchina amministrativa sia particolarmente vorace in Italia, non è certamente cosa confutabile, ma non possiamo e non dobbiamo continuare a giocare al tavolo di chi vorrebbe che tutto debba essere dominato dall’economico e soprattutto posto al giudizio insindacabile dei mercati. In tal senso gli auspici di Adusbef e Federconsumatori non fanno altro che il gioco di chi vorrebbe in ogni caso che l’usurocrazia continui indefessa il suo subdolo controllo.

Giuseppe Maneggio

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